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	<title>Faber giornale</title>
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	<description>il giornale dei giovani di Milano</description>
	<lastBuildDate>Sat, 19 May 2012 15:03:08 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Macao si trasferisce in Brera</title>
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		<pubDate>Sat, 19 May 2012 15:03:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo de Mojana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte&Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca&Città]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani&Divertimento]]></category>
		<category><![CDATA[brera]]></category>
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		<description><![CDATA[Macao lascia via Galvani e si trasferisce a Palazzo Citterio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/05/19052012302.jpg" rel="lightbox[3910]"><img class="alignnone size-medium wp-image-3911" title="19052012302" src="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/05/19052012302-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Sono circa le due e mezza del pomeriggio. Gli occupanti della Torre Galfa, che si erano spostati in strada nel tratto rinominato Piazza Macao, si sono divisi in due gruppi per dirigersi verso la nuova meta. Il primo gruppo è andato in Centrale a prendere la metropolitana verde, l'altro l'ha presa dalla fermata di Gioia. Sceso a Lanza, il corteo improvvisato si è diretto nei meandri del quartiere di Brera, per terminare al numero 12 di via Brera, Palazzo Citterio.</p>
<p><a href="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/05/19052012298.jpg" rel="lightbox[3910]"><img class="alignnone size-medium wp-image-3912" title="19052012298" src="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/05/19052012298-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Questa sarà per i prossimi tempi la nuova sede del movimento spontaneo nato due settimane fa. Il palazzo risale alla seconda metà del XVIII secolo. E' stato comprato dallo Stato per un miliardo e 148 milioni di lire e doveva essere destinato ad ampliare gli spazi della Pinacoteca e dell'Accademia limitrofe. I lavori si sono interrotti verso la metà degli anni '80 quando era stata trovata un'altra location. Nel 2008 è stato istituito il "Bando Brera" per trasferire l'Accademia tra Palazzo Citterio e la Bovisa ma non se ne è fatto nulla per mancanza di fondi. Per una serie di altre vicissitudini il palazzo è tuttora inutilizzato, salvo sporadici eventi di moda per i quali viene affittato.</p>
<p><a href="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/05/19052012304.jpg" rel="lightbox[3910]"><img class="alignnone size-medium wp-image-3913" title="19052012304" src="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/05/19052012304-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Al suo interno Palazzo Citterio cela un enorme giardino, moltissime sale decorate di affreschi e un vero e proprio hangar sotterraneo che gli architetti di Macao stanno già perlustrando per metterlo in sicurezza. Lo stesso sta avvenendo ai piani superiori per proteggere gli affreschi. Tutti sono stati diffidati dal danneggiare alcunché e dall'imbrattare i muri.</p>
<p>Bisognerà vedere come reagirà il quartiere all'occupazione. Di certo essere passati da uno spazio privato ad uno pubblico dovrebbe creare meno problemi. Ancora da capire la posizione della pubblica amministrazione, ma il clima a Macao è più frizzante che mai. Vi proponiamo alcune foto del "trasloco"</p>
<p><strong>Matteo de Mojana</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/05/19052012286.jpg" rel="lightbox[3910]"><img class="alignnone size-medium wp-image-3915" title="19052012286" src="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/05/19052012286-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a> <a href="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/05/19052012289.jpg" rel="lightbox[3910]"><img class="alignnone size-medium wp-image-3916" title="19052012289" src="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/05/19052012289-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a> <a href="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/05/19052012290.jpg" rel="lightbox[3910]"><img class="alignnone size-medium wp-image-3917" title="19052012290" src="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/05/19052012290-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a> <a href="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/05/19052012293.jpg" rel="lightbox[3910]"><img class="alignnone size-medium wp-image-3918" title="19052012293" src="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/05/19052012293-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a> <a href="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/05/19052012294.jpg" rel="lightbox[3910]"><img class="alignnone size-medium wp-image-3914" title="19052012294" src="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/05/19052012294-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></strong></p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.fabergiornale.it/2012/05/19/macao-si-trasferisce-in-brera/" target="_blank"><img src="http://www.fabergiornale.it/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>A tutti i Don Chisciotte di domani</title>
		<link>http://www.fabergiornale.it/2012/05/18/a-tutti-i-don-chisciotte-di-domani/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 08:22:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo de Mojana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte&Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani&Divertimento]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni&Critiche]]></category>
		<category><![CDATA[cervantes]]></category>
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		<category><![CDATA[don chisciotte]]></category>
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		<description><![CDATA[Corrado D'Elia lavora sul parallelismo tra l'eroe di Cervantes e la figura dell'attore]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/05/IMG_0034.jpg" rel="lightbox[3905]"><img class="alignnone size-medium wp-image-3908" title="IMG_0034" src="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/05/IMG_0034-300x197.jpg" alt="" width="300" height="197" /></a>«Che spavento la razionalità eterna». In questa considerazione è racchiuso il senso attuale della figura di Alonso Chisciano, meglio noto come Don Chisciotte, il cavaliere dei sogni, il paradigma del moderno idealista. A raccontarne la storia è Corrado D’Elia, che porta in scena nel suo teatro una lettura di alcuni brani di Cervantes, che però contiene in sé anche qualcos’altro. Il testo, costruito assieme a Luca Ligato, alterna alla narrazione un dialogo diretto dell’attore con il suo pubblico. Entriamo subito nel merito. Il narratore siede su una scrivania a forma di aeroplano, tutto rimanda all’idea di volo, di leggerezza. Appesi al soffitto stanno dei libri-volatili, che si aggirano tra le nuvole in cui è perennemente immersa la mente di Don Chisciotte. «Per fare gli attori bisogna essere come lui; non solo degli illusionisti ma anche degli illusi». Tutta la lettura si articola lungo il parallelismo tra la celebre figura del cavaliere errante della Mancha e quella di un attore che sente un impellente bisogno di far vivere il teatro, e a questo scopo cerca uomini idealisti, utopisti, persone poco pratiche. «A che serve l’utopia? A camminare!» ci ricorda.</p>
<p>I passi del romanzo sono i più celebri. Don Chisciotte, come ogni uomo di fantasia che si rispetti, ribattezza tutti i personaggi delle sue avventure, a partire da se stesso. Cercando di nobilitarne la figura, chiama il suo destriero Ronzinante; l’ironia di Cervantes prosegue implacabile quando il nostro eroe si innamora di una <em>donna di vita </em>chiamata Aldonza Lorenzo. Declinarne l’appellativo in Dulcinea del Toboso è un atto quantomeno dovuto. Sancho Panza è l’unico degno di mantenere il proprio nome, che effettivamente sembra già perfetto così. Il racconto prosegue con l’assalto ai mulini a vento, i giganti che deformano il sogno, che cercano di frenare l’immaginazione; per questo il cavaliere decide di combatterli così ferocemente. Le scene in cui la narrazione esce maggiormente dai binari di una semplice lettura, sono quelle dell’attacco al gregge e della strage di marionette nel teatrino di Mastro Pietro. Ma più che seguire la trama del romanzo, lo spettacolo rincorre immagini, suggestioni, una parola, un’idea, i cosiddetti <em>pensieri di oggi</em>, vale a dire i moniti, gli insegnamenti che ogni giorno l’attore-cavaliere si porta a casa. Ogni frammento di testo intrecciato a Cervantes rimanda all’utopia; la traduzione italiana di <em>Immagine</em> è forse il caso più eclatante.</p>
<p>L’oggetto dello spettacolo è la lettura, dichiaratamente agita come tale. Corrado D’Elia è seduto con un libro sotto gli occhi, un bicchiere d’acqua e un microfono, che gli consente di mescolare la sua voce alla colonna sonora. Moltissima la musica in scena, dai toni a volte spagnoleggianti, a volte semplicemente nostalgici.</p>
<p>«A chi raccontiamo questa storia?» si chiede D’Elia-Chisciotte in chiusura di spettacolo. Il destinatario sembra essere, oltre naturalmente al pubblico di ogni sera, un figlio che verrà, un nuovo Don Chisciotte che deve ancora nascere; una dedica a tutti i pazzi sognatori di domani. Non è un caso che il pubblico in sala venga salutato con le note di <em>Here’s to you Nicola and Bart </em>di Joan Baez.</p>
<p>Lo spettacolo vuole essere imperfetto, <em>donchisciottesco;</em> manca di una fine, di una conclusione ultima, come il lavoro andasse consegnato a qualcun altro che lo faccia suo e lo prosegua. Il «finale ideale» della storia, una variazione rispetto a Cervantes, è stato reinventato ma lo lasciamo come sorpresa.</p>
<p>Questo passaggio di testimone tra attori, tra idealisti, invita a non limitarsi a fare teatro ma a <em>parlare </em>di teatro, in scena come nella vita di tutti i giorni, e questo è esattamente ciò che avviene tutte le sere al Teatro Libero fino al 28 maggio prossimo.</p>
<p><strong>Matteo de Mojana</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>DON CHISCIOTTE - DIARIO INTIMO DI UN SOGNATORE   da Miguel de Cervantes</strong></p>
<p><strong>con Corrado D'Elia</strong></p>
<p><strong>17-28 maggio 2012, Teatro Libero, via Savona 10 - Milano</strong></p>
<p><strong>www.teatrolibero.it</strong></p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.fabergiornale.it/2012/05/18/a-tutti-i-don-chisciotte-di-domani/" target="_blank"><img src="http://www.fabergiornale.it/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>MACAO sgomberato: dalla Torre alla strada</title>
		<link>http://www.fabergiornale.it/2012/05/16/macao-sgomberato-dalla-torre-alla-strada/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 19:34:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bertone Biscaretti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte&Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca&Città]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani&Divertimento]]></category>
		<category><![CDATA[Indignazione/Indignados]]></category>
		<category><![CDATA[m.a.c.a.o.]]></category>
		<category><![CDATA[macao]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[pisapia]]></category>
		<category><![CDATA[torre galfa]]></category>

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		<description><![CDATA[Cronaca di una giornata di sgombero, festa e politica a Milano Sgomberata la Torre Galfa, Macao si sposta in strada: le forze dell’ordine hanno fatto irruzione nel grattacielo verso le 7.30 di martedì 15 maggio, 10 giorni dopo la nascita del progetto. È partito subito il passaparola organizzato via sms, mail, Facebook e Twitter. In [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Cronaca di una giornata di sgombero, festa e politica a Milano</h2>
<h4>Sgomberata la Torre Galfa, Macao si sposta in strada: le forze dell’ordine hanno fatto irruzione nel grattacielo verso le 7.30 di martedì 15 maggio, 10 giorni dopo la nascita del progetto. È partito subito il passaparola organizzato via sms, mail, Facebook e Twitter. In poche ore le decine di occupanti che avevano passato lì la notte sono diventate migliaia di persone in presidio ai piedi dell’edificio circondato da polizia e guardia di finanza.</h4>
<p><a href="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/05/DSC_0609.jpg" rel="lightbox[3865]"><img class="alignleft size-medium wp-image-3866" title="Agenti schierati ai piedi della torre" src="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/05/DSC_0609-225x300.jpg" alt="Sgombero della Torre Galfa: la polizia presidia il perimetro" width="225" height="300" /></a>I milanesi si sono svegliati e hanno letto sui quotidiani locali che il sindaco stava cercando un nuovo spazio per <a href="http://www.macao.mi.it/" target="_blank">Macao</a>, che si sarebbe occupato personalmente del tema e che comunque Palazzo Marino sarebbe rimasto fuori dalla questione sgombero, di competenza di questura e prefetto.<br />
Macao è stato svegliato da agenti in tenuta antisommossa che li esortavano a abbandonare la loro sede. La situazione è stata chiara e pacifica, sin da subito; nessuno scontro, polizia dentro e attorno alla torre, il popolo di Macao fuori a ingrandirsi sempre di più, a raccogliere le già tradizionali manifestazioni di supporto da protagonisti dei mondi di arte, cultura e politica.</p>
<p>Alle 10.30 in Via Luigi Galvani un ragazzo grida al megafono: «chiunque  abbia sedie, tavoli, banchi li porti qui. Spargete la voce con smartphone e internet - ricostruiamo Macao qui in strada!». Più di mille persone, forse duemila, ascoltano con trasporto. Circa cinquanta poliziotti murano l’entrata principale della torre, almeno nove camionette stazionano lungo il perimetro dell’isolato, alcune macchine della polizia formano due posti di blocco che chiudono la via al traffico. Nel mezzo una band con tanto di ottoni suona musiche allegre, decine di telecamere e macchine fotografiche testimoniano la scena, tutti commentano, osservano o si danno da fare.<br />
Dei ragazzi arrivano con due carrelli della spesa carichi di bottiglie d’acqua sotto lo sguardo perplesso degli agenti. Qualcuno dice di aver sentito di un post di Pisapia su Facebook, forse di solidarietà, non è sicuro. Dentro la torre alcuni ragazzi, sorvegliati a vista dalle forze dell’ordine, stanno ancora raggruppando materiali e attrezzature da portar via.</p>
<p><strong><a href="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/05/DSC_0571.jpg" rel="lightbox[3865]"><img class="alignleft size-medium wp-image-3868" title="Lo sgombero è iniziato intorno alle 7.30 di martedì 15 maggio - dopo poche ore migliaia di persone presidiavano via Galvani" src="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/05/DSC_0571-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Lo Sgombero -</strong> Un ragazzo in servizio all’info point, prontamente allestito nel mezzo della carreggiata, racconta lo sgombero. Alle 7.10 dalle finestre del grattacielo si vedono passare alcune camionette che attraversano via Galvani dirette verso il retro dell’edifico. Macao ancora non lo sa ma l’assedio, brevissimo, è iniziato.<br />
Dopo alcuni minuti decine di agenti arrivano a passo di marcia ai piedi della torre: un gruppo di una trentina di uomini si ferma davanti all’ingresso principale mentre un altro drappello scende la rampa che porta ai sotterranei.<br />
Entrano prima da sotto, poi al piano terra, altri rimangono fuori. La strada è bloccata.<br />
Seguono pochi attimi di tensione, ma la situazione non sfugge di mano né alle forze dell’ordine, nè agli occupanti, come invece accade troppo spesso in queste situazioni.<br />
Rappresentanti del collettivo spiegano subito che la reazione sarà pacifica e che è meglio che siano loro a salire e avvisare chi ancora ai piani superiori dorme o si sta svegliano.<br />
La polizia dà tempo per recuperare gli effetti personali e abbandonare la Torre Galfa; solo un piccolo gruppo di ragazzi potrà rimanere dentro per sgomberare con calma il resto del materiale.<br />
«Ligresti ci ha “gentilmente” mandato un container con il quale portar via la nostra roba - conclude il testimone - ma l’abbiamo rimandato indietro». Perché Macao non ha mai avuto alcuna intenzione di andarsene.</p>
<p><strong><a href="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/05/DSC_0542.jpg" rel="lightbox[3865]"><img class="alignleft size-medium wp-image-3869" title="Macao non si è fatto scoraggiare e ha resistito per strada" src="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/05/DSC_0542-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Buoni o Cattivi? -</strong> Corrado, che nei giorni passati, ha collaborato agli aspetti informatici e mediatici del progetto, arriva alle 8.30, poco dopo aver ricevuto la notizia.  Si presenta all’ingresso ed è oggetto di uno scambio: c’è bisogno di forze fresche all’interno per sgomberare l’attrezzatura, ma il numero degli occupanti cui è permesso rimanere all’interno non può cambiare. Cinque escono stanchi, dopo una notte troppo breve, un brusco risveglio e un po’ di lavoro, cinque entrano pronti ad aiutare.<br />
Corrado sale al secondo piano e incontra due ragazzi, vestiti civili: «ma voi siete dei buoni o dei cattivi?», domanda.<br />
Questi si guardano, esitano, poi uno risponde: «mah.. cattivi, mi sa »; e l’altro: «beh dai, facciamo un po’ e un po’».</p>
<p><strong><a href="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/05/DSC_0585.jpg" rel="lightbox[3865]"><img class="alignleft size-medium wp-image-3872" title="La musica dal vivo allevia la giornata a tutti, forse anche alle forze dell'ordine" src="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/05/DSC_0585-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Una Milano nuova -</strong> Fuori c’è una postazione di Radio Popolare, sotto la tettoia del benzinaio. In mezzo alla folla si vedono volti noti. Un signore in giacca e cravatta dice che è passato Don Colmegna, un ragazzo parla di Dario Fo. Un gruppo inizia a suonare davanti, praticamente in faccia, alla polizia schierata. Il pubblico è entusiasta, la musica trasporta.<br />
Poco più in là il Gruppo Giardinaggio ha recuperato le piante dell’orto di Macao e le sta sistemando in nuovi vasi da piazzare lungo la nuova sede, la strada. Un ragazzo dell’organizzazione passa e mostra la cartina coi luoghi dove posizionare i vasi.<br />
Intanto la band acquista nuovi elementi e il volume della musica sale. L’atmosfera non ricorda quella di un corteo, né di un centro sociale o una festa di paese. È qualcosa di nuovo, che ricorda le acampade degli indignados spagnoli, ma comunque diverso. È più milanese, in un modo tutto suo.</p>
<p><strong><a href="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/05/DSC_0598.jpg" rel="lightbox[3865]"><img class="alignleft size-medium wp-image-3873" title="I tavoli di lavoro vengono riallestiti in strada" src="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/05/DSC_0598-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>La Politica -</strong> Tra la folla c’è <a href="https://www.google.it/search?q=Giulio+Ernesti&amp;ie=utf-8&amp;oe=utf-8&amp;aq=t&amp;rls=org.mozilla:it:official&amp;client=firefox-a" target="_blank">Giulio Ernesti</a>, del Circolo Libertà e Giustizia di Milano, docente di urbanistica all’Università Iuav di Venezia, che viene riconosciuto da molti presenti anche per aver partecipato a un’assemblea a Macao la settimane prima.<br />
Dice di apprezzare il progetto: un’iniziativa che tocca temi importanti, non perfetta perché complicata. Il metodo è quello dell’inclusione, della partecipazione alla costruzione del progetto (l’attività è organizzata in “tavoli” tematici, gruppi di pianificazione aperti), ma non è semplice. Il problema è comune alla politica cittadina: «l’impressione è che Pisapia abbia cavalcato uno slogan, quello della partecipazione e della politica condivisa, che non è in grado di tradurre a fondo nella realtà. Il suo modello consiste nell’ascoltare per poi decidere; ma questa non è vera partecipazione. Il problema politico attuale è quello del rapporto tra istituzioni e cittadini: condividere la politica non vuol dire solo ascoltare, ma anche costruire progetti politici, decidere con la gente. Ci vuole un passo in più ».<br />
Col passare delle ore le notizie sulle reazioni allo sgombero si fanno più precise, viene diffuso il testo del post di Pisapia: “Ho sempre pensato che alla domanda di innovazione, cultura e partecipazione si risponde con il dialogo e il confronto. Gli sgomberi non danno una soluzione, ma pongono ulteriori problemi.”<br />
Viene da chiedersi se il sindaco avrebbe potuto fare di più, se non sarebbe stato illegittimo, inopportuno, o se invece sarebbe stata la giusta risposta a quello che il “suo” popolo arancione gli chiede, sempre che sia così. Sta di fatto che la storia non è finita.<br />
Alle 13 si è tenuta un’assemblea pubblica, nel pomeriggio sono proseguite le lezioni in piazza con la partecipazione di artisti, come da programma, come se ci fossero ancora 33 piani di cemento a sostenere Macao.<br />
Via Galvani nel frattempo è diventata, almeno per una parte di Milano e di Italia, Largo Macao Continuano le assemblee, la musica e gli eventi per la prima serata in strada. L’intenzione sembra essere quella di proseguire con l’occupazione del luogo, lo sgombero non ha risolto niente, ha spostato tutto all’aperto.</p>
<p><strong><a href="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/05/DSC_0613.jpg" rel="lightbox[3865]"><img class="alignleft size-medium wp-image-3874" title="Inizia l'assemble delle 13" src="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/05/DSC_0613-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Per il Sindaco -</strong> Un’ultima notizia per Pisapia: quando durante l’assemblea pomeridiana Macao si è collegata col Teatro Valle, Fulvio, portavoce de fenomeno romano, ha scandito al radio-telefono questo messaggio: «è chiaro, oggi ancor di più, che non esistono amministratori, politici, che ci sono amici; che Pisapia abbia ben chiaro anche questo!», gli applausi ci sono stati, ma pochi rispetto a quelli che hanno accolto altre dichiarazioni dello stesso ragazzo, e poco convinti, freddi. Insomma, la questione è ancora aperta, una rottura col passato, in fin dei conti, c’è stata. Non solo perché per una volta polizia e manifestanti non son venuti allo scontro, per ora, e speriamo per sempre; ma anche perché dal sindaco è pur sempre giunto l’appoggio, cauto, solo a parole, a un gesto che, a rigor di legge e Costituzione, è pur sempre illegale.</p>
<p>Video su Facebook: <a href="http://www.facebook.com/photo.php?v=10150950950087392" target="_blank">Performance  del gruppo milanese io?drama e del popolo di Macao davanti alle forze  dell'ordine schierate ai piedi della Torre Galfa. Girato con mezzi di  fortuna</a></p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.fabergiornale.it/2012/05/16/macao-sgomberato-dalla-torre-alla-strada/" target="_blank"><img src="http://www.fabergiornale.it/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>LA DECRESCITA FELICE &#8211; la qualità della vita non dipende dal PIL</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 14:58:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Gardenale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte&Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Economia&Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni&Critiche]]></category>
		<category><![CDATA[decrescita; maurizio pallante; serge latouche; pil;]]></category>

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		<description><![CDATA[Per Maurizio Pallante, autore del saggio La Decrescita Felice, il fallimento dell’attuale modello di sviluppo economico, fondato sul mito della crescita infinita, è ormai evidente; in un mondo in cui tutte le risorse sono finite, la crescita illimitata è una contraddizione in termini.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Un libro di Maurizio Pallante, Edizioni per la decrescita felice, 2009, 134 pagine, 12 euro</em></strong></p>
<p><a href="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/05/Copertina-decrescita_felice.jpg" rel="lightbox[3898]"><img class="alignnone size-medium wp-image-3900" title="Copertina decrescita_felice" src="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/05/Copertina-decrescita_felice-204x300.jpg" alt="" width="204" height="300" /></a></p>
<p>Per Maurizio Pallante, autore del saggio<em> La Decrescita Felice</em>, il fallimento dell’attuale modello di sviluppo economico, fondato sul mito della crescita infinita, è ormai evidente; in un mondo in cui tutte le risorse sono finite, la crescita illimitata è una contraddizione in termini.<br />
L’autore spiega che il Pil, un indicatore che misura l’incremento delle merci scambiate con denaro e non l’incremento dei beni prodotti nel sistema economico,  è ormai un feticcio fuorviante. Non sempre, infatti, una merce equivale a un bene. I prodotti del proprio orto, per esempio, non sono merci e quindi non fanno crescere il Pil, ma sono qualitativamente superiori alla frutta e agli ortaggi prodotti industrialmente e comprati al supermercato.<br />
Per converso, molte attività, quali ad esempio la produzione e la vendita di armi, che fanno aumentare il Pil, non implicano un miglioramento del benessere collettivo.<br />
Pallante riporta una serie di esempi come questi a riprova della tesi principale lasciando intendere l’applicabilità nel quotidiano di stili di vita più frugali improntati all’autoproduzione e alla sobrietà. Secondo l’autore è infatti essenziale far comprendere l’efficacia di questi stili di vita al di là della valenza sulla carta per non essere accusati di speculazioni teoriche ardite con scarso riscontro nella vita quotidiana.<br />
Più in generale, il saggio pone l’accento su una scelta di vita che non si esaurisca nella mera dipendenza dalle merci e in ritmi lavorativi sempre più serrati. In questa logica l’unico scopo è avere un reddito monetario sempre maggiore a disposizione per poter acquistare sempre più merci; perchè così si riducono la spiritualità, i legami interpersonali e familiari, le proprie naturali esigenze e attitudini ad aspetti marginali del vivere.<br />
Per smarcarsi da questo infernale meccanismo diventa cruciale l’ampliamento dell’autoproduzione e dell’autoconsumo e, di conseguenza, la riduzione degli scambi mercantili.<br />
In definitiva ciò che viene suggerito in questo libro è lo svincolamento dal <em>way of life </em>comunemente accettato e divenuto sempre più insostenibile, riappropriandosi del proprio tempo (considerata la risorsa più importante), ampliando sempre di più la sfera dell’autoproduzione e dell’autoconsumo e riducendo progressivamente gli scambi mercantili. In sintesi: vivere meglio consumando meno.</p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.fabergiornale.it/2012/05/16/la-decrescita-felice-la-qualita-della-vita-non-dipende-dal-pil-3/" target="_blank"><img src="http://www.fabergiornale.it/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Rosso: incontro di colori e generazioni</title>
		<link>http://www.fabergiornale.it/2012/05/08/rosso-incontro-di-colori-e-generazioni/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 11:13:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo de Mojana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte&Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani&Divertimento]]></category>
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		<description><![CDATA[All’Elfo va in scena l’arte di Mark Rothko, in un testo alla sua prima rappresentazione nazionale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/05/rosso_lucapiva_06.jpg" rel="lightbox[3859]"><img class="alignnone size-medium wp-image-3860" title="rosso_lucapiva_06" src="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/05/rosso_lucapiva_06-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>«Rosso è la passione. Il vino rosso, le rose rosse, il rossetto rosso…»</p>
<p>Il rosso e il nero (non c’entra Stendhal), la passione e la morte, l’energia e la diminuzione di forza vitale. In questa sorta di «antropomorfismo cromatico» si trova la sintesi dei conflitti interni a Mark Rothko, uno dei più brillanti esponenti dell’espressionismo astratto.</p>
<p>Siamo a New York alla fine degli anni 50’, e al celebre pittore vengono commissionati dei murali per un ristorante di lusso nel nuovo grattacielo dell’azienda Seagram.</p>
<p>L’inizio dello spettacolo è segnato dall’arrivo di un nuovo assistente nel laboratorio, un ragazzo ventenne di nome Ken. L’impatto con la figura bisbetica di Rothko lo mette inizialmente in difficoltà, ma col passare del tempo Ken comprenderà sempre meglio la complessa natura dell’artista ebreo, le cui origini semite sono celate dalla contrazione del nome Rothkowitz in Rothko. Sarà proprio il giovane apprendista a convincerlo che portare a termine quel lavoro significherebbe vendersi al consumismo, alla tanto vituperata «arte mercenaria».</p>
<p>Il conflitto tra i due personaggi non è solo generazionale; il movimento espressionista si scontra con l’avvento della Pop Art. L’assoluto contro il quotidiano, il dolore contro la spensieratezza, gli schizzi cromatici contro le minestre Campbell’s in lattina.</p>
<p>Ma c’è una matrice che accomuna tutti gli artisti, almeno in qualche momento della loro vita; i due personaggi la individuano nel rosso, il colore dell’energia vitale, della forza e della passione.</p>
<p>In agguato c’è il nero, la sfiducia, «l’assenza di luce», lo scetticismo di Rothko nei confronti delle nuove generazioni, la depressione che nel 1970 lo porterà al suicidio.</p>
<p>John Logan, drammaturgo e sceneggiatore noto al grande pubblico per film quali <em>The aviator </em>o <em>Il gladiatore</em>, firma nel 2009 questo testo che è oggi alla sua prima rappresentazione italiana, nell’eccellente traduzione di Matteo Colombo. L’attualità non va cercata tanto nel dibattito pittorico, quanto nella velleità di un giovane artista che si affaccia sul suo futuro.</p>
<p>«Quando avevo la tua età non avevamo maestri. Eppure è stato un periodo d’oro, perché non avevamo niente da perdere e tutta una visione da guadagnare» dice Rothko al suo assistente, e sentire frasi del genere in teatro non può che farci riflettere.</p>
<p>Sulla scena della sala Fassbinder si muovono in realtà quattro figure; dietro a ognuno dei personaggi si cela in qualche modo il suo alter ego. Mark Rothko è Ferdinando Bruni, artista con una grande carriera alle spalle, e Ken è in realtà Alejandro Bruni Ocaña, giovane curioso, vivace e con già un’ottima padronanza dei propri mezzi. Il rapporto pedagogico si muove quindi su due binari, a cavallo tra finzione scenica e realtà. Ancora una volta l’Elfo fa scuola sul palcoscenico. Il tema del rapporto tra le generazioni viene approfondito da tempo, basti pensare a spettacoli come <em>Romeo e Giulietta </em>o <em>The history boys</em>, e questo ha portato il Teatro a scritturare quest’anno un gran numero di interpreti under 30.</p>
<p>Il duo di attori e la direzione di Francesco Frongia sono un’equipe già rodata nella scorsa stagione con <em>L’ultima recita di Salomè</em>.</p>
<p>La regia coordina, non invade. Il taglio naturalista dello spettacolo organizza delle luci ben dosate, che danno il giusto peso alle giganti riproduzioni pittoriche realizzate da Bruni stesso.</p>
<p>La colonna sonora ricalca la passione di Rothko per la musica classica, a partire da Mozart e Schubert.</p>
<p>Chi entra in sala si troverà totalmente immerso in una dimensione artistica a tutto tondo, seria ma non seriosa. La sala Fassbinder dell’Elfo Puccini non riproduce semplicemente l’atelier di un pittore, ma un laboratorio dove nessuno è escluso dall’apprendimento; pittori, storici dell’arte, appassionati di teatro, attori e, naturalmente, semplici spettatori.</p>
<p><strong>Matteo de Mojana</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>8 maggio - 3 giugno 2012, Sala Fassbinder, Teatro Elfo Puccini</strong></p>
<p><strong>ROSSO  di John Logan</strong></p>
<p><strong>regia di Francesco Frongia</strong></p>
<p><strong>con Ferdinando Bruni e Alejandro Bruni Ocaña</strong></p>
<p><strong>produzione Teatro dell'Elfo</strong></p>
<p><strong>www.elfo.org</strong></p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.fabergiornale.it/2012/05/08/rosso-incontro-di-colori-e-generazioni/" target="_blank"><img src="http://www.fabergiornale.it/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Attenzione a quello che succede in quinta!</title>
		<link>http://www.fabergiornale.it/2012/05/04/attenzione-a-quello-che-succede-in-quinta/</link>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 06:45:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo de Mojana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte&Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani&Divertimento]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni&Critiche]]></category>
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		<description><![CDATA[La Skenè Company, diretta da Claudia Negrin, porta al Libero Rumori fuori scena]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/05/rumori.jpg" rel="lightbox[3848]"><img class="alignnone size-medium wp-image-3849" title="rumori" src="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/05/rumori-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>«Porte e sardine. Questa è la commedia, questo è il teatro, questa è la vita».</p>
<p>Sembra retorica da quattro soldi, invece è un regista che cerca di incoraggiare i suoi attori durante la prova generale. È la sera prima del debutto, ma gravi problemi affliggono la compagnia: porte che non si aprono, piatti di sardine lasciati in giro, fili del telefono che attraversano tutta la scena, lenti a contatto sparse per terra.</p>
<p><em>Rumori fuori scena </em>è l’esuberante ritratto di una compagnia allo sbaraglio, opera del drammaturgo inglese Michael Frayn. A metterlo in scena è Claudia Negrin, che da anni lavora a questo spettacolo rinnovandone il cast e mantenendo fresco e vivo il <em>british humour</em> che é alla base.</p>
<p>Ogni attore interpreta un altro attore, che a sua volta interpreta un personaggio della commedia da mettere in scena; i ruoli quindi si sdoppiano. Una brillante caratterista interpreta una vecchia domestica, un attore timido e ipocondriaco impersona un evasore fiscale, un’attrice svampita recita la parte dell’amante focosa e così via. Dietro a tutti c’è naturalmente il regista, sul quale grava la responsabilità di tenere insieme questa gabbia di matti. Come se non bastasse, a complicare le cose litigi, tradimenti, relazioni sottaciute, gelosie, e qualche fiore di troppo; ci scappa persino una gravidanza imprevista.</p>
<p>Lo spettacolo è costituito da tre atti, in ognuno dei quali si ripete, con tutte le difficoltà del caso, il copione che dovrà andare in scena, ma la prospettiva cambia sempre. Nel primo atto assistiamo alla prova generale, nel secondo la scenografia si ribalta ed eccoci trasportati dietro le quinte durante una replica. In una lunga sequenza senza parole si dipana tutto quello che il pubblico non potrà mai vedere; mentre in sottofondo scorrono le battute (come a dire <em>the show must go on</em>), gli attori (quelli veri) eseguono una performance mimica di precisione certosina e di irresistibile comicità. Del resto Michael Frayn racconta con grande intelligenza e ironia tutti i vizi, le contraddizioni e le patologie di una compagnia di teatro. Le manie di protagonismo, le ansie, i capricci, i favoritismi, le complicità e i dispetti. Tutti elementi che, per fortuna o purtroppo, saranno sempre attuali.</p>
<p>La compagnia diretta da Claudia Negrin, che in questa versione è in scena personalmente, avvicina la commedia inglese all’Italia, dando i propri nomi ai personaggi e giocando con il linguaggio del testo; la signora Clackett diventa la signora Esposito, il cui nome viene continuamente storpiato, la corsa di cavalli Royal si trasforma in Beautiful, soap opera decisamente più nota al nostro pubblico.</p>
<p>La sala del Teatro Libero impone i cambi scena a vista, e dato l’ingente impegno di tempo e manovalanza per ruotare la scenografia, tutti gli attori si trasformano in operai. Mantenendo i loro personaggi lavorano di improvvisazione mentre smontano e rimontano porte, muri e quant’altro. Una vera maratona da ripetere ogni sera, tanto di cappello!</p>
<p>Il teatro è uno dei pochi luoghi in cui può davvero succedere qualunque cosa ma una volta usciti tutto è come prima. Nonostante i problemi del caso, la disoccupazione, il precariato e tutto ciò che concorre a togliere credibilità alla professione dell’attore, <em>Rumori fuori scena </em>ci ricorda che questo può essere davvero il lavoro più bello del mondo, godendosi i momenti migliori, stringendo i denti in quelli più difficili e ridendo di quelli più grotteschi. Per chi frequenta le sale teatrali l’incontro con questo spettacolo prima o poi è d’obbligo.</p>
<p><strong>Matteo de Mojana</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>RUMORI FUORI SCENA  di Michael Frayn</strong></p>
<p><strong>regia di Claudia Negrin, produzione Skené Company</strong></p>
<p><strong>2-13 maggio 2012 Teatro Libero, via Savona 10 Milano</strong></p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.fabergiornale.it/2012/05/04/attenzione-a-quello-che-succede-in-quinta/" target="_blank"><img src="http://www.fabergiornale.it/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il problema principale del No Tav non sono gli episodi di violenza o i motivi per cui protesta, ma l’incapacità della società civile di reagire ai suoi messaggi in un contesto in cui la politica si è annullata</title>
		<link>http://www.fabergiornale.it/2012/05/01/il-problema-principale-del-no-tav-non-sono-gli-episodi-di-violenza-o-i-motivi-per-cui-protesta-ma-l%e2%80%99incapacita-della-societa-civile-di-reagire-ai-suoi-messaggi-in-un-contesto-in-cui-la-politi/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 15:24:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bertone Biscaretti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte&Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Economia&Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali&Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[Indignazione/Indignados]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra i chiostri della Statale capita ancora di sentir parlare della Tav come di un problema della Val di Susa: commenti indignati accusano i militanti di non aver niente a che fare con la ferrovia e di voler solo far casino. La costruzione della nuova linea ferroviaria Torino - Lione è ovviamente una questione soprattutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/05/AnDdSymCQAAK-aQ.jpg" rel="lightbox[3840]"><img class="alignleft size-medium wp-image-3841" title="Striscione No Tav" src="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/05/AnDdSymCQAAK-aQ-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Tra i chiostri della Statale capita ancora di sentir parlare della Tav come di un problema della Val di Susa: commenti indignati accusano i militanti di non aver niente a che fare con la ferrovia e di voler solo far casino.<br />
La costruzione della nuova linea ferroviaria Torino - Lione è ovviamente una questione soprattutto nazionale, molto prima che locale.<br />
Il progetto è nato ufficialmente 21 anni fa e poco dopo nacque il movimento No Tav, eppure non se n’è mai parlato tanto come quest’anno. Il No Tav è al centro del ciclone solo dal luglio 2011, quando 2500 rappresentanti delle forze dell’ordine sgomberarono il presidio permanente di Chiomonte suscitando una reazione violenta da parte di alcuni gruppi. Ora la zona è di fatto militarizzata.<br />
Allora si diceva che i lavori sarebbero iniziati presto, ma siamo tuttora in attesa di sviluppi. Non si capisce infatti cosa intenda il ministro Passera quando dice che “i lavori devono proseguire”: non sono iniziati. Né si capisce il perché del presidio militare in una zona inutilizzata.<br />
Negli ultimi decenni non si ricordano grandi dibattiti pubblici sul tema, la politica se n’è occupata poco. Qualcuno è in grado di indicare un partito che a livello nazionale si sia opposto alla Tav Torino - Lione?<br />
Eppure si tratta di un tema fortemente politico: un’opera che dovrebbe costare complessivamente tra i 18 ed i 23 miliardi di euro, almeno come una finanziaria. Nel 2012 è stato rivisto il piano dell’opera ed è stato lanciato un nuovo progetto detto “low cost” perché costerebbe solo 8 miliardi, i cui dettagli molto poco dettagliati sono stati pubblicati su tutti i giornali,. Peccato che questi basterebbero solo per costruire il tunnel di base, e il resto della spesa sarebbe semplicemente differito.<br />
Si parla inoltre di un finanziamento europeo del 40% e del fatto che ormai l’impegno con l’Europa sia preso. Solo che la stessa Unione Europea dà per certo un finanziamento di soli 600 milioni; il resto è ancora da vedere. Più chiaro l’accordo con la Francia: l’Italia pagherà il 57% di un’opera che per il 70% passerà in suolo francese.<br />
Tutto ciò non è detto per convincere che la Tav è dannosa, ma per spiegare com’è assurdo, e frustrante, che la politica non ne voglia parlare ora, in tempi di crisi, aumenti delle tasse, spending rewiew e finanziarie “lacrime e sangue“. Si dice: è da 20 anni che si parla della Tav. Ma non un governo ha ribattuto ai dati tecnici ripetuti più e più volte dal movimento No Tav, oltre che dal Politecnico di Torino, che sottolinea l’antieconomicità dell’alta velocità italiana, e dall’Università di Oxford, che illustra come ogni volta che in Europa si sono costruite ferrovie di questo tipo i costi previsti siano stati sistematicamente superati ed i profitti sempre sovrastimati. Può darsi se ne parlasse 20 anni fa, ma a noi serve che se ne parli adesso.<br />
Mario Virano, Commissario straordinario del governo per la Tav, in occasione del recente vertice d’urgenza sul tema ha detto: «la determinazione del governo a procedere è quasi un fatto ovvio»; alla luce di quanto detto viene da pensare: perché?</p>
<p>Il movimento No Tav tutti questi dati li ha elencati attraverso i suoi rappresentanti davanti a giornalisti e alle telecamere dei talk show nazionali. Ma pochissimi italiani, tra i tantissimi che oggi si lamentano e sfiduciano la politica per le difficoltà in cui versa il paese, si preoccupano dei miliardi messi da parte per la Tav.<br />
Essendo una questione politica è altamente opinabile, come è giusto che venga considerata in partenza ogni questione in una democrazia. Ma nulla giustifica l’estremo disinteresse che anche gli studenti milanesi dimostrano nei confronti di un’opera che costerà molto di più della riforma Gelmini per la quale pochi anni fa si scaldarono tanto.<br />
Anzi, il fatto che sia opinabile, che si tratti chiaramente di una scelta tra quelle possibili, dovrebbe portare i media, i partiti, i comitati, i gruppi politici, in una parola i cittadini, a occuparsene. Invece della Tav si parla solo quando si verificano degli scontri. Quando dei manifestanti lanciano dei sassi. Quando un ragazzo dà della pecora a un poliziotto, quando alla stazione di Torino i militanti milanesi che vogliono tornare a Milano vengono fermati e caricati. Ma queste, anche se gravi, non sono di per loro questioni di importanza nazionale.<br />
Per occuparci del problema Tav dobbiamo parlare di dati tecnici, stime economiche e di com’è la situazione in Europa; dobbiamo interrogare le autorità per ottenere risposte che non siano vuote tautologie. Tutto ciò lo fa come può il No Tav.<br />
Il movimento parla della Tav e noi parliamo del movimento, ma ne parliamo solo quando è violento. Ed è in queste occasioni che si sente parlare anche un po’ della Tav.<br />
Allora basta bacchettare il movimento perché si occupa di un problema che riteniamo meritorio di attenzione, ma lo fa in maniera sbagliata. Parliamo, e facciamo parlare, del problema in sé piuttosto. Poi potremmo parlare dei movimenti. Poi potremmo anche permetterci di dire che non uniamo le forze con chi usa la violenza perché ci sono altri modi di portare l’attenzione su queste importanti questioni.</p>
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		<title>Ex-Cuem &#8211; Libreria Autogestita Pillola Rossa: il progetto tutto nuovo che rischia già di scomparire</title>
		<link>http://www.fabergiornale.it/2012/04/30/ex-cuem-libreria-autogestita-pillola-rossa-il-progetto-tutto-nuovo-che-rischia-gia-di-scomparire/</link>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 09:26:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bertone Biscaretti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte&Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Conflitti&Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca&Città]]></category>
		<category><![CDATA[Economia&Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani&Divertimento]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola&Università]]></category>

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		<description><![CDATA[La storica libreria CUEM ha chiuso i battenti mesi fa per fallimento. Al suo posto da qualche settimana si può trovare la Libreria Autogestita Pillola Rossa: progetto nato dall’occupazione dello spazio, rimasto inutilizzato per mesi, da parte di un gruppo autonomo di studenti dell’università. I suoi servizi , resi senza scopo di lucro, vanno ben [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>La storica libreria CUEM ha chiuso i battenti mesi fa per fallimento. Al suo posto da qualche settimana si può trovare la Libreria Autogestita Pillola Rossa: progetto nato dall’occupazione dello spazio, rimasto inutilizzato per mesi, da parte di un gruppo autonomo di studenti dell’università. I suoi servizi , resi senza scopo di lucro, vanno ben al di là di quelli classici di una libreria: oltre al servizio librario di usato e a quello di infopoint, è possibile consultare e scaricare gratuitamente testi dall’archivio digitale, utilizzare lo spazio come aula studio serale (oltre l’orario di chiusura delle biblioteche), servirsi del microonde (che in mensa manca) e dei tavoli per pranzare; inoltre quasi ogni giorno si può partecipare all’assemblea aperta che si tiene verso le 17 e saranno organizzati eventi e dibattiti. Ma mercoledì 2 maggio l’esperimento rischia di essere "sgomberato".</h4>
<p><a href="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/04/ExCuemPillolaRossa.jpg" rel="lightbox[3823]"><img class="alignleft size-medium wp-image-3825" title="PillolaRossa" src="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/04/ExCuemPillolaRossa-300x225.jpg" alt="I primi testi iniziano a comparire sugli scaffali del a Pillola Rossa" width="300" height="225" /></a>La chiusura della CUEM ha lasciato un vuoto in ateneo. I locali che occupava, situati nel cuore dell’ala nuova del complesso di via Festa del Perdono, meritano un impiego costante e proficuo che era stato compromesso e che l’amministrazione non sembrava determinata a recuperare. Da quando la libreria ha chiuso i battenti una serie di servizi che essa garantiva da decenni sono venuti meno: oltre alla vendita dei libri, ad esempio, la CUEM  in collaborazione con diversi docenti, forniva dispense di molti insegnamenti e informazioni su tutti i corsi di laurea.<br />
Sembra che sia Libreria Cortina che la casa editrice Melampo abbiano fatto richiesta di rilevare gli spazi per rinnovare l’attività ma l’università si è dimostrata contraria e ha annunciato un bando che però non sarà indetto prima di settembre e probabilmente anche più in là. A complicare la situazione ci sono anche le elezioni del prossimo rettore della Statale, visto che l’attuale, Enrico Decleva, ha rassegnato le dimissioni.<br />
“La scelta di occupare deriva dalla consapevolezza di una passata e presente incomunicabilità tra Amministrazione e studenti -<a href="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/04/579237_111364812331579_100003741829204_51557_2114415629_n.jpg" rel="lightbox[3823]"><img class="alignright size-medium wp-image-3831" title="PillolaRossa" src="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/04/579237_111364812331579_100003741829204_51557_2114415629_n-300x225.jpg" alt="Infopoint" width="300" height="225" /></a> si legge sul volantino di presentazione del progetto - Ogni iniziativa studentesca è subordinata e strozzata nella sua potenza creativa da un iter burocratico e politico di accettazione e canonizzazione incompatibile con la sperimentazione che dovrebbe caratterizzare l’esperienza culturale in Ateneo”.<br />
Gli studenti si sono messi in contatto con gli ex lavoratori della CUEM, hanno ottenuto il loro appoggio e la loro collaborazione ed hanno occupato lo spazio già durante la settimana del Fuori Salone, quando la Statale era invasa da istallazioni di design e era inverosimile pensare a una pronta e dura reazione delle autorità. Sono entrati, hanno ripulito i locali e iniziato la loro attività.<br />
Allora sono iniziate anche le trattative con l’università, i cui portavoce si sono dimostrati tolleranti, per il momento. Il progetto infatti è stato qualificato come “attività didattica alternativa”, vista la sua natura sperimentale e autogestita, ma una sorta di ultimatum è stato fissato per il 2 maggio. Il rischio quindi è che al rientro dal ponte del primo maggio le porte dell L.A. Pillola Rossa vengano trovate chiuse.<br />
Gli studenti non si <a href="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/04/389280_111367682331292_100003741829204_51568_965742143_n.jpg" rel="lightbox[3823]"><img class="alignleft size-medium wp-image-3830" title="pillolarossa" src="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/04/389280_111367682331292_100003741829204_51568_965742143_n-300x184.jpg" alt="Libri sugli scaffali de la Pillola Rossa" width="300" height="184" /></a>rassegnano e per quella data hanno fissato <a href="http://www.facebook.com/events/384837408227782/" target="_blank">un appuntamento aperto a tutti</a>: un incontro dedicato al mondo dell’editoria indipendente, con l’intervento di ospiti di Calusca City Lights, libreria che ospita lo storico archivio Primo Moroni, Libreria del Mondo Offeso, Agenzia X e altre realtà del mondo culturale milanese. L’evento inizierà alle 17 e proseguirà dopo la discussione con una cena sociale e un live acustico.<br />
Se la storia della Pillola Rossa non dovesse finire settimana prossima verranno attivati nuovi servizi tra i quali una copisteria a prezzi modici e la riattivazione dell’editing di dispense per i corsi. Per tutto ciò ovviamente è necessaria la collaborazione degli studenti dell’università, che sono invitati a partecipare agli incontri, mettere a disposizione i propri testi inutilizzati per la scannerizzazione e l’inserimento nell’archivio o semplicemente a dimostrare come un progetto di questo tipo possa rendere più viva la vita dell’ateneo.</p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.fabergiornale.it/2012/04/30/ex-cuem-libreria-autogestita-pillola-rossa-il-progetto-tutto-nuovo-che-rischia-gia-di-scomparire/" target="_blank"><img src="http://www.fabergiornale.it/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>The italian factory</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 09:18:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo de Mojana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte&Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani&Divertimento]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni&Critiche]]></category>
		<category><![CDATA[fabbrica]]></category>
		<category><![CDATA[factory]]></category>
		<category><![CDATA[italian]]></category>
		<category><![CDATA[mangiarotti]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[operai]]></category>

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		<description><![CDATA[All’Elfo va in scena la vicenda degli operai della Mangiarotti Nuclear]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/04/factory.jpg" rel="lightbox[3826]"><img class="alignnone size-medium wp-image-3827" title="factory" src="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/04/factory-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Alla fine del 2009 quasi cento operai della fabbrica di componenti nucleari Mangiarotti Nuclear situata alla Bicocca erano finiti in cassa integrazione straordinaria. Le motivazioni erano ricollegabili a uno spostamento di sede, ma i sindacati sostenevano che la Mangiarotti si fosse impegnata a non spostare la produzione da Milano. Da allora era partito un presidio durato diversi mesi.</p>
<p>Da questa vicenda prende ispirazione <em>The italian factory</em>, un lavoro nato all’interno della Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi, scritto dalla giovane drammaturga Chiara Boscaro e diretto dal regista Riccardo Pippa.</p>
<p>I quattro attori impersonano gli operai protagonisti della vicenda. C’è Robin Hood (Andrea Panigatti), il rappresentante sindacale, c’è il Gregario (Carlo Bassetti) perseguitato dalla madre, preoccupato per la famiglia e furioso contro i generici in nero che gli «fottono il lavoro». Poi c’è lo Stakanovista (Enrico Pittaluga) che cerca di sfruttare i canali radio-televisivi per mettere la gente al corrente della situazione, e infine c’è il Playboy (Alejandro Bruni Ocaña), un camionista che deve portare via un componente tenuto in “ostaggio” dai presidianti. Finché la lotta continuerà non potrà andarsene, e non potrà quindi essere pagato; così comincia a conoscere meglio le dinamiche della protesta.</p>
<p>Gli operai non lavorano più da sei mesi, ma oggi dovrebbe finalmente arrivare il sindaco, l’ultima speranza rimasta per dare voce alla lotta. «Non siamo più interessanti per nessuno» dice Robin Hood scoraggiato. I lavoratori devono fare i conti anche con la concorrenza costituita dagli immigrati; di fronte alla mancanza di lavoro è più difficile esprimersi a favore dell’integrazione degli stranieri. «Il lavoro ci dà un’identità».</p>
<p>Gli operai vengono messi a confronto con il fatto che l’opinione pubblica si è espressa contro il nucleare in un referendum (questa parte del testo ovviamente è stata aggiunta da meno di un anno). Ma la fabbrica produce principalmente per l’estero e gli occupanti cercano di svicolare le domande dei giornalisti sulla loro opinione in materia di energia in Italia.</p>
<p>Dopo un po’ gli altri iniziano a stufarsi del rappresentante sindacale, la tensione in fabbrica sale, si inizia a temere lo sgombero, ricorrere alla forza pare inevitabile se si vuole essere presi sul serio.</p>
<p>In una scena grottescamente ironica assistiamo alla preparazione allo scontro, in cui Robin Hood si allena a ricevere le manganellate utilizzando un mestolo di legno.</p>
<p>La storia dei metalmeccanici della Mangiarotti è raccontata con grande intelligenza e rispetto, un’ottima compagnia di giovani attori che con il giusto affiatamento riesce a riportarci le dinamiche di coesione e divisione di un gruppo di operai uniti dalla difficoltà.</p>
<p>Il tutto si risolve in un’attesa interminabile, in un senso di rassegnazione che possiamo cogliere benissimo in uno dei dialoghi tra il Playboy e lo Stakanovista: «Se tu sei un condannato a morte e ti concedono un ultimo desiderio, che cosa chiedi?» «Una sigaretta» «Una sigaretta? Mai nessuno che chieda di non morire»</p>
<p><strong>Matteo de Mojana</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>2-6 maggio 2012 Teatro Elfo Puccini (sala Bausch) corso Buenos Aires 33, Milano</strong></p>
<p><strong>THE ITALIAN FACTORY di Chiara Boscaro, regia di Riccardo Pippa</strong></p>
<p><strong>con Alejandro Bruni Ocaña, Andrea Panigatti, Carlo Bassetti, Enrico Pittaluga</strong></p>
<p><strong>produzione Teatro in-folio, Scuola d'arte drammatica Paolo Grassi</strong></p>
<p><strong>info <a href="http://www.elfo.org/stagioni/20112012/theitalianfactory.html">http://www.elfo.org/stagioni/20112012/theitalianfactory.html</a></strong></p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.fabergiornale.it/2012/04/30/the-italian-factory/" target="_blank"><img src="http://www.fabergiornale.it/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Poca filosofia e molto gioco nei Karamazov di Cesar Brie</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 22:56:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo de Mojana</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte&Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani&Divertimento]]></category>
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		<category><![CDATA[cesar brie]]></category>
		<category><![CDATA[dostoevskij]]></category>
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		<category><![CDATA[teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[Il romanzo di Dostoevskij all’Elfo Puccini. In scena nove giovani attori più il regista stesso]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/04/karamazov077.jpg" rel="lightbox[3807]"><img class="alignnone size-medium wp-image-3808" title="karamazov077" src="http://www.fabergiornale.it/wp-content/uploads/2012/04/karamazov077-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>«Dostoevskij chiedeva ai suoi lettori di leggere con occhi puri. Per favore, spegnete, controllate, distruggete i vostri cellulari». Questo il candore della richiesta di Cesar Brie prima che inizi <em>Karamazov</em>, la nuova produzione che Emilia Romagna Teatro sta portando in tournée all’Elfo Puccini. Brie invoca un rispetto quasi religioso per la scena, un luogo sacro dove prende vita il lavoro dei suoi giovani attori. Essi sono tutti in attesa con il sipario aperto mentre il pubblico prende posto in sala. Lo spazio in cui si svolge l’azione è scarno, semplice, il confine è segnato da una corda, fuori dalla quale gli interpreti attendono, si concentrano, seguono la scena, curano la musica e gli effetti sonori.</p>
<p>Il romanzo di Dostoevskij può essere affrontato scenicamente in diecimila modi diversi, nessuno dei quali renderà mai interamente giustizia all’immensità e alla profondità dei suoi contenuti. La scelta della compagnia di Cesar Brie ruota attorno agli elementi della famiglia. Il turbolento rapporto del padre con i figli veicola la scoperta dei personaggi. Il primo è proprio lui, Fëdor Karamazov (il capofamiglia porta il nome dell’autore), anziano, alcolizzato, con un’incontrollata pulsione per il genere femminile: «Per me non esiste donna brutta». Questa filosofia lo porta a figliare con tre donne diverse. Dalla prima avrà Dimitri, il più irruente dei fratelli, con il quale si contenderà denaro e l’amore di una ragazza. Poi ci sono i due figli della seconda moglie, Ivàn e Alësa, totalmente diversi nel carattere e nelle convinzioni, e proprio per questo bisognosi l’uno dell’altro. Infine il figlio illegittimo, avuto da un rapporto vicino allo stupro, Smerdjakov, ridotto alla condizione di servo e afflitto da crisi di epilessia.</p>
<p>Lo spettacolo ha un carattere fortemente narrativo, l’attenzione si focalizza sul gioco scenico, tralasciando una vera e propria costruzione dei personaggi; essa traspare di più verso la fine, quando ai dialoghi viene dato spazio maggiore. Viene subito fuori l’aspetto corale della recitazione, che ha i toni leggeri della poetica di Cesar Brie. Canzoni a più voci, personaggi che si muovono come burattini, giochi con lo spazio e gli elementi della scena; la semplicità è la chiave con cui si fa scorrere la vicenda. Certo, manca il Grande Inquisitore, ma più propriamente manca tutto il peso filosofico (e la conseguente pesantezza), la riflessione sulla teodicea, i tormenti intellettuali di Ivàn, la pietas caritatevole dello starec Zosima sono tutti elementi ridotti ai minimi termini, volutamente sfumati e raccontati tramite immagini. Così il processo a Dimitri è un teatrino di marionette, i conflitti di Ivàn si trasformano in una scossa elettrica in tutto il corpo, e la sua conversazione col Diavolo ha per interlocutori le immagini del padre e del fratello minore; le proiezioni della sua mente sono i demoni, gli stessi di cui parlerà più avanti Dostoevskij nell’omonimo romanzo, il senso del male e della colpevolezza, l’inquietudine e il timore della disonestà intellettuale. Ivàn è l’ateo, il razionalista, eppure il fratello Alësa, forte della sua fede, sembra tirargli fuori un barlume di speranza: che ci sia Dio o meno, il bene ha comunque il diritto di esistere, e non credere nella vita eterna non implica il <em>tutto è permesso</em>, l’idea che porterà all’assassinio del padre.</p>
<p>La sensibilità di Ivàn Karamazov emerge soprattutto nel discorso sull’infanzia: perché i bambini debbono pagare le colpe dei genitori, subendo violenza, umiliazioni, abusi di ogni tipo? «Posto che tutti si debba soffrire, per comperare a prezzo di sofferenza la futura armonia, che c’entrano però i bambini, me lo dici tu, per favore?». Questa è forse la riflessione più approfondita dello spettacolo. Altri spunti sono cristallizzati negli elementi intonati alla poetica di questo lavoro: in due uova rotte, in un appendi-abiti a forma di croce o nella strofa di una canzone. Sta allo spettatore coglierli o lasciarli andare.</p>
<p><strong>Matteo de Mojana</strong></p>
<p><strong>Stefano Santamato</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>10-22 aprile 2012<br />
Teatro Elfo Puccini - Sala Shakespeare - corso Buenos Aires 33</strong></p>
<p><strong>KARAMAZOV liberamente tratto da I fratelli Karamazov di F.Dostoevskij</strong></p>
<p><strong>regia di César Brie</strong></p>
<p><strong>con César Brie, Mia Fabbri, Daniele Cavone Felicioni, Gabriele Ciavarra, Clelia Cicero, Manuela De Meo, Giacomo Ferraù, Vincenzo Occhionero, Pietro Traldi, Adalgisa Vavassori</strong></p>
<p><strong>produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione</strong></p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.fabergiornale.it/2012/04/11/poca-filosofia-e-molto-gioco-nei-karamazov-di-cesar-brie/" target="_blank"><img src="http://www.fabergiornale.it/wp-content/plugins/add-to-facebook-plugin/facebook_share_icon.gif" alt="Share on Facebook" title="Share on Facebook" /></a></p>]]></content:encoded>
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