Caro Serra,

il suo ragionamento ha destato in me molto interesse. Tuttavia non posso dire di essere completamente d’accordo con lei. Mi spiego.

Penso che ci siano almeno due differenze fondamentali tra il latrato leghista di cui parla e il vocabolario di Grillo. Innanzitutto il linguaggio di un leader è la punta di un iceberg: per decifrarlo occorre vedere di che consistenza è il ghiaccio che sta sotto. Quello della Lega ha sempre fatto leva sull’insoddisfazione ma anche sulla xenofobia, sull’ignoranza, sulla superficialità e sull’egoismo; il Movimento 5 stelle invece mi pare fatto di partecipazione, di presa di coscienza e di responsabilità, e soprattutto di informazione: non dimentichiamo che il successo di Grillo è diventato esponenziale da quando ha iniziato a parlare di energie rinnovabili, di auto ibride, del crack della Parmalat…ecc.

La seconda differenza sta nel fine ultimo di quel linguaggio. Se Grillo parla in quel modo è per deridere, per schernire. I peti di cui parla sono delle immagini volutamente iperboliche, se parla di politici morti non c’è velleità necrofila, ci si riferisce all’assenza di pregnanza della classe politica. Viceversa il dito medio bossiano è stato preso alla lettera fin dal primo momento. Slogan come Roma ladrona o Noi della Lega ce l’abbiamo duro significano esattamente quello che dicono, se non qualcosa di ancor più violento. L’onda del Movimento 5 stelle mantiene come marchio di fabbrica l’eco di Una risata vi seppellirà, forse è un po’ vecchio stampo in questo senso. Ma se Bossi ha fatto del suo turpiloquio il biglietto d’ingresso in Parlamento, Grillo al contrario se ne concede il lusso proprio perché intende restarne fuori, lasciando che siano altri a prendere in mano la situazione, a partire dal nuovo sindaco di Parma.

E se i fatti mi smentiranno sarò pronto a ricredermi.

Matteo de Mojana