Random header image at Faber giornale

Milano città con pochi (pochissimi) ostelli, ma qualcosa si muove

February 14th, 2012 |  Published in Articoli  |  2 Comments

Sono cambiate le regole, è nato Ostello Bello e uno dei suoi padri racconta alcune delle difficoltà legate a un progetto nuovo di zecca

Chi può gestire un ostello della gioventù in Lombardia? Solo enti pubblici, religiosi o associazioni senza scopo di lucro.
Fino a marzo 2010 avremmo ricevuto questa paradossale risposta. Poi una legge regionale ha modificato il Testo Unico sul turismo in Lombardia e ora gli ostelli sono diventati: strutture attrezzate per il soggiorno di persone, gestite da soggetti pubblici o privati per il conseguimento di finalità sociali, culturali ed educative.

Chiedersi come mai Milano ha così pochi ostelli assume quindi un senso nuovo ora che possono gestirli non solo gli enti non profit, ma anche qualunque imprenditore voglia guadagnare offrendo un posto per dormire a basso costo e svolgendo attività di promozione sociale e culturale.
E Ostello bello ha aperto a poco più di un anno da questa storica riforma: un ostello nel cuore di Milano, in via Medici, che conta 5 piani, 10 stanze, una cucina e 3 terrazze, oltre al bar allestito nell'accogliente hall. Carlo, Nicola e Pietro, i ragazzi appena trentenni gestiscono il progetto, puntano a creare un luogo d'incontro tra chi a Milano vive e chi ne è ospitato, unendo la struttura turistica al bar in centro, aperto tutto il giorno, e aggiungendo eventi culturali come mostre e musica dal vivo.
Ostello Bello è il quarto arrivato in città, dopo il Piero Rotta, dell'AIG*, in zona QT8, l'Ostello La Cordata, gestito dall'omonima impresa sociale, e l'Ostello La Sosta Solidale, a Bruzzano.

Ogni grande città europea, a partire da Roma, offre centinaia di ostelli, molti in zone centrali, che permettono al viaggiatore, non solo giovane, di aver un alloggio e un luogo di incontro low cost. La connessione wi-fi, un bar, una cucina e una zona relax comune sono gli elementi che fanno di un ostello la base migliore per visitare una città, conoscendo altri viaggiatori, ricevendo utili informazioni per conoscere il luogo e senza spendere troppo in hotel e ristoranti. L'ostello, si sente spesso, è una filosofia; averne di più a Milano sembrerebbe un requisito essenziale per aumentare il flusso turistico, almeno giovanile.

Un altro problema lo pone il prezzo: un ostello in centro a Roma costa in media tra i 15-25 euro, a Barcellona 7-15 euro, a Berlino 8-17, a Londra 10-20, a Parigi 27-30. I prezzi di Milano sono vicini a quelli della capitale francese: una notte all'Ostello Bello costa 30 euro. Se da un lato la cifra è ragionevole visto il nostro carovita, l'elevato servizio offerto (la posizione centrale permette di risparmiare sui mezzi) e l'atmosfera, rimane il fatto che per uno studente 30 euro a notte possono rappresentare una cifra proibitiva; meglio uno dei tanti hotel a una, due o tre stelle, ma forse è più quel che si perde in qualità dell'esperienza di quel che si risparmia.

Nicola, uno dei padri dell’Ostello Bello, racconta: «L’idea è nata nel settembre 2009, per dare qualcosa che mancava alla città, qualcosa che fosse presente sul territorio, con una spinta anche culturale; qui rispetto ad altri posti c’è molto poco la cultura dell’ostello, anche nel ragazzo medio. Ma la svolta c’è stata dopo la riforma al Testo Unico sul turismo nel 2010, quando abbiamo avuto la possibilità di puntare su un progetto chiaro d’impresa, scartando ad esempio l’idea del circolo Arci.»

Qual’è stato il primo ostacolo? «La prima questione da risolvere è stata quella dell’immobile. Ne abbiamo trovato uno in Bovisa, ma al momento della firma del contratto il proprietario è sparito, e quando si è rifatto vivo ci ha detto che c’erano dei problemi perché avevamo scritto di voler fare attività culturale, e chi gli diceva che non avremmo fatto un centro culturale islamico. Subito dopo abbiamo trovato lo stabile in via Medici, con una proprietà che ha creduto nel progetto, e l’abbiamo risistemato e messo a norma lavorandoci noi per quattro mesi tutti i giorni.»
Ma le difficoltà saranno state molte, quel’è stato l’aspetto più complicato?   «Una certa ignoranza burocratica. Siamo stati quasi i primi privati in città ad aprire un ostello. Se per aprire un ristorante qualsiasi impiegato comunale può dirti quasi tutto, noi abbiamo dovuto penare, nessuno sapeva niente. Abbiamo dovuto girare da ufficio a ufficio, e abbiamo anche rischiato perché all’ASL ti dicono: si voi fatelo pure così, poi veniamo noi a controllare e se non va bene al massimo vi facciamo chiudere. Insomma vieni lasciato un po’ solo; l’informazione potrebbe essere più chiara, e anche spontanea: c’è il solito problema che si fa una gran fatica per poi scoprire che mancano due fotocopie e nessuno l’ha detto perché lo si doveva scoprire non si sa dove. Un altro problema sono le contraddizioni fra le normative: mentre quella regionale spinge ad organizzare attività sociali e culturali, quella comunale non permette di ospitare eventi con la sola licenza da ostello, ci vuole anche quella da esercizio pubblico. Ti chiedi ma perché? Che senso ha che la regione ci obblighi a svolgere attività che in base alla normativa comunale, se non avessimo la licenza per il bar, non potremmo svolgere bene? C’è confusione, e ci sono anche ritardi. Alla fine ci si convince che è tutto normale, come per ogni esercizio in Italia, e si rinuncia a prendersela con l’impiegato di turno. Certo le pratiche possono procedere in base all’umore, o addirittura alla simpatia. Insomma, capita che per avere le cose fatte bene si sia costretti a fare i simpatici con chiunque si incontra..bisogna avere fortuna, per esempio abbiamo rotto le palle 9 mesi perché ci sistemassero la corrente.»
Un altro episodio significativo?   «Nessuno ci sa dire chi si occupa di mettere i cartelli turistici, quelli marroni che indicano musei o alloggi turistici. Ancora adesso non capiamo a chi rivolgerci. Poco fa dovevamo fare dei lavori qui in strada, dei ghisa si sono fermati a vigilare, uno di loro ci ha fatto qualche domanda ed era entusiasta del progetto, gli abbiamo parlato della cosa e di sua iniziativa ci ha detto che si sarebbe informato lui e ci avrebbe fatto sapere. Le difficoltà ci sono, ma anche le soddisfazioni, tra le quali quella di pensare che noi, trentenni, non ci tiriamo indietro e diamo lavoro a tempo indeterminato a dieci persone, rispettando le regole e senza scappare dal problema»

* Associazione Italiana Alberghi per la Gioventù

About the author

Bertone Biscaretti

Nato in Toscana, a Pietrasanta, nel luglio 1989, non si è mai ripreso da quell'esperienza traumatica che l'ha catapultato in un'Italia che in fin dei conti (forse perchè giovane, forse perchè studente, forse perchè si scervella troppo sul futuro del paese) non l'ha mai voluto. Diplomato al Liceo Classico C. Beccaria, nel tempo libero studia Giurisprudenza presso l'Università Statale di Milano mentre occupa le sue giornate principalmente passandole col suo meraviglioso figlio, lavorando per cartv.it e tentando l'ardua impresa di farsi una cultura.


Email Bertone Biscaretti | View all posts by

2 comments ↓

#1 Redazione on 02.26.12 at 4:29 pm

E' stato corretto un errore presente nella versione originale:
l'ostello La Cordata non è gestito da Agesci, ma è situato in via Burigozzo in un'immobile dell'Agesci ed è nato per iniziativa di un gruppo di soci legati all'Agesci.
E' gestito dall'Impresa Sociale La Cordata.
http://www.lacordata.it/cms/chi-siamo/

#2 ISAAC on 03.02.12 at 5:30 pm

MOLTO BELLA LA VOSTRA STORIA. HO PENSATO ANCHIO PIU VOLTE DI APRIRE UN BELL'OSTELLO MODERNO A MILANO MA NON HO TROVATO I SOCI GIUSTI. MI PIACEREBBE DOMANDARVI UN SACCO DI COSE.

Leave a Comment

About Faber giornale

il giornale dei giovani di Milano . Subscribe via RSS »