L’euforico tango di Otello
January 12th, 2012 | Published in Arte&Cultura, Giovani&Divertimento, Recensioni&Critiche
«Non tutti i padroni possono essere serviti fedelmente»: mai asserto è stato più vero.
Otello è la tragedia della bugia, del doppio gioco, dell’infedeltà in tutte le sue forme: servo e padrone, moglie e marito, generale e alfiere.
La vicenda è nota: Iago, invidioso del moro Otello, gli insinua nel cervello la serpe della gelosia, convincendolo dell’adulterio di Desdemona con Cassio.
Nella versione firmata da Massimo Navone il paradigma è il tango, il ballo della gelosia, ma anche dell’ebbrezza, dell’euforia, dell’amore passionale. A contorno della scena troviamo un bizzarro coro di tangueros come a rappresentare il popolo che assiste alla vicenda. Non c’è Venezia e non c’è Cipro. Ci sono solo una milonga, cioè una musica popolare sud americana, una città e una guerra.
I ritmi del tango conferiscono ai personaggi un carattere impetuoso. Il male di Iago (Marco Maccieri) sembra nascere dalla perdita della padronanza di sé. Per Otello (Giovanni Rossi) questo discorso è persino scontato, il suo subdolo confidente lo rende partecipe del proprio peccato di iracondia. Iago agisce direttamente contro il bene, senza portare alcun vantaggio a se stesso, è latore del male letteralmente assoluto: ab-solutus, cioè “sciolto da” ogni ordine superiore. «Roderigo sii uomo, riempi di soldi la tua borsa», questa è la realizzazione dell’essere umano secondo Iago. Desdemona (Sara Bellodi) inizialmente sembra percepire qualcosa di losco, ma poi la sua attenzione si concentra su altro.
Il duello tra Otello e Iago è un letale gioco psicologico; uomini contro uomini, ma soprattutto uomini contro se stessi. I due si ritroveranno persino a ballare il tango insieme e la coreografia disegna benissimo il delirio conflittuale di cui ci parla Shakespeare.
Accanto ai protagonisti ci sono i personaggi in cui il bardo di Stratford rappresenta l’onestà e la debolezza di alcuni esseri umani. Cassio (Giusto Cucchiarini) è il luogotenente di bell’aspetto e di grande valore, che però si lascia sopraffare dal vino e da una certa superbia militare. Emilia (Cecilia Di Donato) stigmatizza il genere maschile spostando l’attenzione sul conflitto fra i sessi, soffrendo sia per i vizi del marito Iago, sia per gli errori del padrone Otello. Roderigo (Luca Mammoli) corteggia Desdemona senza accorgersi di essere una pedina nelle mani di Iago. Infine Bianca (Caterina Lucani/Giulia Angeloni) rappresenta l’ennesima vittima senza colpa, cui l’amore per Cassio non poterà che sventura,.
È proprio nella cura di queste figure che Navone impreziosisce il suo lavoro, modellando il testo shakespeariano sul linguaggio dello spettacolo, lasciandone intatta la sostanza. Ci regala splendide scene spesso tagliate, come il frammento della canzone di Barbara di cui parla Desdemona (in una versione speciale). Giovane il cast e giovane l’allestimento, dalle luci calde a sottolineare l’orgoglio e la competizione, che stanno alla base del testo. Nel tango ci sono il conflitto, l’invidia, la passione, l’odio, la vita e la morte; la fine dei personaggi non può che avvenire in questa dimensione.
Matteo de Mojana
Otello
di William Shakespeare
adattamento e regia di Massimo Navone
produzione Tieffe Teatro e Centro Teatrale MaMiMò
Tieffe Teatro Menotti-via Ciro Menotti 11, Milano
10-29 gennaio 2012
www.tieffeteatro.it 02-36592544
About the author
Classe 1989, attore diplomato al Piccolo Teatro di Milano, iscritto alla facoltà di Filosofia presso l'Univesità degli Studi di Milano
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