Democrazia partecipativa?
January 12th, 2012 | Published in Articoli | 1 Comment
L’incontro di lunedì sera (9 gennaio) al Cam di Corso Garibaldi, nato dalla volontà di spiegare ai cittadini le nuove misure per l’Area C e per instaurare un sereno dibattito sul tema, si è trasformato in una serata di sfogo e di pura protesta per questo nuovo provvedimento comunale. Quello che, sulla scia di precedenti incontri tra il comune e i cittadini, doveva essere un momento di confronto anche critico sul tema, è diventata occasione di urla e insulti, al motto di «non siamo qui per ascoltare, ma per protestare». Questo lo spirito della serata per la maggioranza dei presenti.
Sicuramente il luogo scelto è inadatto a ospitare questo tipo di eventi e gli organizzatori avrebbero dovuto essere più lungimiranti e aspettarsi una grande affluenza: la logistica scomoda e mal gestita ha amplificato il nervosismo generale. Per mancanza di spazio al coperto, infatti, l’incontro si è svolto al freddo nel giardino.
Molti hanno frainteso o non hanno compreso lo scopo dell’occasione fornita: dibattere per capire meglio il provvedimento, per ascoltare i pareri altrui e per esporre il proprio. Anche per le incitazioni di due consiglieri di opposizione, Carlo Masseroli (Pdl) e Matteo Salvini (Lega) che hanno coordinato la protesta, nella sala sono volati insulti contro l’assessore e fischi di chi sostiene il «voglio tornare a casa quando voglio senza guardare l’orologio». La serata si è ridotta così a un tentativo di comunicazione mancata, e ha dimostrato che in questo clima il dialogo è forse solo un lontano miraggio.
Colpiva osservare individui adulti (per lo più ultra 40enni) che si scagliavano in modo incivile l’uno contro l’altro e contro i consiglieri. Il diritto alla protesta è ovviamente garantito. Ma i modi in cui si è espressa la rabbia contro la misura comunale sono inaccettabili e deludenti. Il brevissimo discorso introduttivo di Pierfrancesco Maran, assessore alla mobilità e ambiente, è stato continuamente interrotto dalle urla del pubblico, e i monologhi di chi ha preso la parola successivamente (tutti potevano prenotarsi aggiungendo il proprio nome a una lista) miravano più a orientare allo scontro la massa che ad affrontare il tema in modo serio e costruttivo. Alcuni punti di vista erano interessanti anche se spesso infarciti di frasi retoriche. Come per esempio «Il comune o non sa fare i conti o ci prende in giro»; ma nella grande maggioranza gli interventi si sono rivelati autoreferenziali e sterili per il confronto: i temi dell’ambiente e della comunità non sono stati neppure sfiorati.
Il conflitto, inizialmente rivolto agli organizzatori dell’incontro, é poi dilagato fra il pubblico. «Non voglio pagare per tornare a casa», «vada a vivere in Svizzera»: un continuo scontro interpersonale, muro contro muro, senza accenni al compromesso. Una ragazza di 18 anni è stata invitata a tornarsene a casa perché ancora “poppante”.
Agli occhi dello spettatore sgomento Milano appare impreparata e non disposta ad accettare il dialogo costruttivo fortemente voluto e perseguito dalla nuova giunta. I presenti volevano solo difendere la propria idea senza mediazioni nei confronti delle idee espresse dagli altri, senza ascolto, senza compromesso. Un clima da tifoseria irragionevole, sorda e testarda, spesso priva di rispetto e persino di elementare educazione. Nella società civile la divergenza di opinioni può essere molto fruttuosa se è votata all’incontro; ma se si appiattisce in una ferrea difesa del proprio interesse perde il suo valore, e rende ancora più sottile le fila che tengono insieme i cittadini e li legano ai loro rappresentanti. In altre parole spezza la rete della democrazia partecipativa.
Chiara Zancan
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Nata a Milano il 20.12.1992 diplomata al Liceo Classico Tito Livio, studentessa di filosofia presso l'Università Statale di Milano.
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1 comment so far ↓
In merito alla questione: un gruppo del Pdl (www.nonctassate.it) sta raccogliendo le firme per un referendum per abolire l'area C. Abbastanza interessante, visto che un referendum cittadino era stato fatto apposta per chiedere il parere della gente sul problema e Milano si è espressa molto chiaramente. La domanda del resto recitava: «Volete voi che il Comune di Milano adotti e realizzi un piano di interventi per potenziare il trasporto pubblico e la mobilità “pulita” alternativa all’auto, attraverso l’estensione a tutti gli autoveicoli (esclusi quelli ad emissioni zero) e l’allargamento progressivo fino alla “cerchia filoviaria” del sistema di accesso a pagamento, con l’obiettivo di dimezzare il traffico e le emissioni inquinanti?».
Siamo alle solite, quando c'è un referendum che non ci piace non è che si vota no, ci si astiene; casomai poi se ne fa un altro, tanto per spendere un po' di soldi in più. Geniale...
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