Paul è vivo. Ci sono le prove
November 29th, 2011 | Published in Arte&Cultura, Giovani&Divertimento, Recensioni&Critiche | 3 Comments
Mentre la riforma delle pensioni fa tremare mezza Italia e la gerontocrazia tiene duro, un signore di 69 anni, in completo scuro alla coreana, bretelle nere e tinta rosso fuoco, ha portato 10 mila persone ad Assago nonostante la nebbia imperante stile Blue Jay Way ed il prezzo del biglietto proibitivo (90 euro per stare seduti su dei gradini).
Paul McCartney, il baronetto più arzillo del Regno di sua Maestà, è sbarcato per la terza volta a Milano con il suo tour On the run e ha fatto esplodere in un boato il variopinto pubblico milanese saltando sul palco ed attaccando subito con Hello! Goodbye!.
Accompagnato da una band poliedrica e dinamica, Paul si è mosso sicuro tra classici intramontabili dei Fab Four e grandi successi degli Wings. Molti trentenni si sono abbracciati al suono di Eleanor Rigby, mentre i coetanei di Paul si cullavano al ricordo di quella giornata torrida al Vigorelli di un lontano giugno di 46 anni fa e cantano a squarcia gola Back in the USSR.
Grande commozione quando l’ex frontman dei Beatles ha dedicato due pezzi ai compagni con cui ha cambiato il mondo: John e George. Here today è stata accolta da un grande applauso ed il pensiero di tutti è volato a Lennon, mentre un attacco di Something con l’ukulele, strumento amato da George, ha commosso buona parte dei presenti.
McCartney ha tenuto il palco per due ore e mezzo graffiando la chitarra sulle note di Foxy Lady, tributo a Jimi Hendrix, e cantando Hey Jude con tutto il pubblico, seduto al suo piano a coda. Dopo le romantiche strimpellate di Black Bird e la più gioviale Obla-di, Obla-da, sono partiti fuochi d’artificio e fiammate sulle note di Live and let die, grande successo degli anni ’70 e colonna sonora di James bond.
Dopo essere scomparso dietro le quinte sotto la consueta cascata di applausi vogliosi di un bis, McCartney è tornato sul palco con la band brandendo in mano un tricolore e la Union Jack.
Get back ha chiuso l’ultima data italiana del tour e ha lasciato ai milanesi una certezza: Paul non è mai morto, e se anche fosse, suona più forte che mai.
Filippo Montalbetti
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Nato a Varese il 24 agosto 1988. Diplomato alla Deutsche Schule Mailand, è studente presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università Statale di Milano.
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3 comments ↓
graffiando il basso, non la chitarra!
no, proprio chitarra! Per omaggiare Hendrix (ed anche per altri pezzi) ha suonato una dodici corde!
un po' come gli sfregio, che per omaggiare morandi vanno in bagno a mangiare prima dei concerti
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