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La Svezia fredda e infuocata di Lars Norén

November 24th, 2011 |  Published in Arte&Cultura, Giovani&Divertimento, Recensioni&Critiche  |  1 Comment

Un’ora e venti di tenuta di scena ininterrotta. Questa la straordinaria performance di cui danno prova Michele Di Giacomo, Alessandro Lussiana, Angelo Di Genio e Federico Manfredi, i quattro attori diretti da Marco Plini nella messinscena di Freddo di Lars Norén.

Fredde sono le luci, la scenografia, i colori. Caldo è tutto il resto. La rabbia e la frustrazione infiammano la scena, i protagonisti sono trascinati da un vortice di violenza dal quale non riescono a uscire, che potrà avere  soltanto un esito tragico.

I tre ragazzi infatti ,poco meno che maggiorenni, ispirati dai loro ideali nazionalsocialisti percuotono a morte un loro coetaneo, colpevole di essere di origine asiatica.

L’ideologia nazista «fornisce immediate risposte alle loro ansie esistenziali e sfogo alle loro frustrazioni» come dichiara il regista Marco Pini, «trascinando i protagonisti in un meccanismo inesorabile».

«La guerra c’è già» dice Norén per bocca dei suoi personaggi. Una guerra razziale che non potrà fare altro che lasciare vittime.

Keith e Anders sono svedesi purosangue, Ismael invece viene da famiglia musulmana ma è considerato uno dei loro, nella giungla urbana in cui si trovano regna la legge del più forte, ed Ismael, debole e spaventato trova in loro rifugio, ma non può fare altro che sottostare alla volontà dei due amici e proprio a lui viene chiesto di assestare il colpo di grazia al malcapitato.

Nella giungla i personaggi diventano simili ad animali, gli attori, a tratti, si muovono e comportano come delle bestie. In un linguaggio apparentemente semplice, rozzo, casuale, si nasconde il disagio di tre giovani che non trovano risposte o prospettive nella patria che amano tanto. La violenza si offre a loro come rifugio, come sfogo delle proprie insicurezze. L’odio non scaturisce dal male cieco e privo di senso, bensì arriva per disperazione.

La famiglia, la scuola, la cultura, la civiltà, l’educazione sono le grandi assenze nel mondo di questi ragazzi, che si ritrovano incapaci di affrontare la vita.

Altre possibili risposte alla fragilità e alla paura possono trovarsi in politica. Come esempio viene addotta proprio l’Italia che ha scelto Berlusconi come guida, dichiara infatti Keith : «Nessuno ha votato un partito, hanno votato un uomo forte che porti il cambiamento».

Le provocazioni d’altra parte non mancano « C’è qualcosa di sbagliato nel difendere e onorare la patria?» o ancora «Chi è che è perseguitato? Chi è che non può esporre a scuola i propri simboli e distintivi?» Domande interessanti da porre ad un pubblico italiano al giorno d’oggi.

Lo spettacolo fila dritto senza sbandate, le unità di scena e di tempo non ostacolano minimamente la fruizione, al contrario sembrano valorizzare ulteriormente la forte struttura drammaturgica.

Il regista sottolinea infatti la volontà dell'autore. «Lars Norén sembra dunque volerci mettere in guardia da quelle che sono le componenti che producono razzismo: ignoranza, povertà, disoccupazione e quel populismo a noi ben noto che manipola i problemi e li fa diventare paure».

Francesca Carta

Matteo de Mojana



Teatro Elfo Puccini - corso Buenos Aires 33, Milano
SALA FASSBINDER | 22 NOVEMBRE - 4 DICEMBRE 2011
MAR-SAB: 21:00 / DOM: 16:00
FREDDO
di Lars Nóren
traduzione di Annuska Palme Sanavio
regia di Marco Plini
scene e costumi Claudia Calvaresi
con Angelo Di Genio, Michele Di Giacomo, Alessandro Lussiana, Federico Manfredi
luci Robert John Resteghini
suono Franco Visioli
produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione


About the author

Matteo de Mojana

Classe 1989, attore diplomato al Piccolo Teatro di Milano, iscritto alla facoltà di Filosofia presso l'Univesità degli Studi di Milano


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1 comment so far ↓

#1 Luca on 11.25.11 at 1:14 am

Domani compro i biglietti!

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