Dostoevskij e la banalità del male
November 14th, 2011 | Published in Arte&Cultura, Giovani&Divertimento, Recensioni&Critiche
Un’accesa diatriba sull’esatto titolo del romanzo accompagna tuttora I Demoni di Dostoevskij.
Il più diffuso è dèmoni (plurale di demone), ma si trova anche come demonî (plurale di demonio).
Entrambi i termini arrivano dal greco daimon ma il loro significato è diverso. Il demone infatti è una creatura extra-umana, ma non divina, e non necessariamente malvagia; viceversa i demonî sono esseri divini di natura maligna. Di entrambi si trovano molte tracce nelle culture di tutto il mondo. Comunque li si voglia chiamare, i demoni di cui parla Dostoevskij sono sia i personaggi, sia le turbe che li attanagliano. Il protagonista è Nikolaj Vsevolodovič Stavrogin, il male assoluto, il demonio per eccellenza. Alla sua voce è affidato il nuovo spettacolo in scena al Teatro Libero.
Un testo insolito quello scelto da Mino Manni, interprete e autore dell’adattamento. Il capitolo in cui Stavrogin racconta al sacerdote Tichon gli orrori delle sue azioni, fu oggetto di censura per i temi scottanti che tratta, su tutti la pedofilia.
«Io non mi sento tanto bene. Non so perché sono qui»
La mente malata di Stavrogin ripercorre il rapporto morboso con la piccola Matrëša, figlia della sua padrona di casa: la bambina si ritrova in totale balia degli eventi, vittima di una violenza raccapricciante.
Il monologo della confessione è un dialogo con il pubblico, che scava nell’animo umano.
Un personaggio oscuro, indemoniato, che scruta e interroga gli spettatori (sostituiti al pope nella messinscena) ai quali decide di raccontare tutto. Un uomo perverso, apatico, annoiato, sempre in cerca di ebbrezza.
Le domande sorgono spontanee. Perché ce lo sta raccontando? Perché un uomo del genere va in cerca di assoluzione? Ci sta dicendo la verità? È presente in lui un barlume di coscienza o resta solo il vuoto?
Quello dell’attore è un lavoro a togliere; con grande abilità magnetizza gli spettatori con lo sguardo, privando il personaggio di ogni costruzione. Il tutto conferisce una grande forza all’ottima traduzione di Francesca Gori, Stavrogin arriva a dirci ogni cosa con una naturalezza agghiacciante; Mino Manni osa, e potrebbe osare addirittura di più. Un interprete che recita questo materiale in maniera così minimalista sembra quasi sfacciato ed è proprio questa la forza dello spettacolo: lasciare tutto all’immaginazione di chi guarda. Ognuno si confronterà con i propri spettri e con il proprio modo di concepire l’orrore. «Avete cominciato a stimarmi ora?» chiede Stavrogin dopo la confessione.
Al pubblico tocca la responsabilità di rispondere a questa e ad altre domande, lanciate come una sfida aperta.
Francesca Carta
Matteo de Mojana
La Confessione
Il capitolo censurato dei Demoni
da Fedor Dostoevskij
adattamento e interpretazione di Mino Manni
con la collaborazione di Alberto Oliva
Teatro Libero via Savona 10 Milano - 13-18 marzo 2012
02-8323126 biglietteria@teatrolibero.it
About the author
Classe 1989, attore diplomato al Piccolo Teatro di Milano, iscritto alla facoltà di Filosofia presso l'Univesità degli Studi di Milano
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