Virginia Woolf frammentata
November 9th, 2011 | Published in Arte&Cultura, Giovani&Divertimento, Recensioni&Critiche
Chi era Virgina Woolf? Un genio, una romanziera visionaria, una matta, una capra (come la chiamavano in casa quando era piccola), un critico letterario, una lesbica, una frigida, una moglie, una donna molto spiritosa, una femminista, una donna, una maniaco-compulsiva?
Questi gli interrogativi che, sul volantino, accolgono gli spettatori di Frammenti di me. Virginia Woolf, testo alla prima rappresentazione nazionale, con la regia di Corrado Accordino.
È un lavoro di ricerca in senso letterale. Come di norma fa il vero teatro, non si danno risposte, si pongono domande. Gli spettatori si scordino di uscire dalla sala sapendo chi fosse Virginia Woolf; quello che resterà loro sarà una gran voglia di scoprirlo e avranno a disposizione molti elementi.
Forse la scrittrice inglese era un po’ di tutte queste cose, o forse tutte queste sue identità nascondevano quella vera. Questo spettacolo, scenicamente parlando,. la spacca in tre. Tre energiche attrici (Marta Lucini, Silvia Giulia Mendola, Debora Zuin) che riportano diverse prospettive.
Si comincia da chi parla di Virginia; le squittenti voci dei salotti inglesi la vedono circondata di lesbiche, notano che ha sposato un ebreo. Si prosegue con ciò di cui Virginia parla (o meglio scrive) assistendo alla genesi della sua «prosa ma anche poesia». Quando vediamo che cosa accade in casa Woolf è inevitabile chiedersi chi ce lo stia raccontando. Forse lei stessa?
Anche qui la drammaturgia non verte a risolvere, bensì apre una serie di opzioni. La ripetizione della stessa scena è sempre uguale e sempre diversa. Nel fulcro dello spettacolo si passa attraverso la follia, l’eros e la morte, cristallizzati nelle fobie, nella paura della guerra nazista e nei ricordi di una sessualità conturbata. Confrontandosi con la biografia della Woolf si arriva al tema del suicidio; si opta per il registro grottesco, di grande efficacia nella scena di una vivisezione. Il discorso sui vari metodi per togliersi la vita meriterebbe invece di essere approfondito meglio.
L’unico elemento in disaccordo con il resto sono le parti inerenti al marito (Riccardo Pradella).
Il personaggio viene presentato in maniera ordinaria, ciò che in teatro si dice recitare “quotidiano”; scelta di per sé rispettabile, ma lo spettacolo diretto da Accordino sembra ricordarci che il teatro è come un sogno, in cui noi sentiamo e agiamo in maniera diversa dalla veglia. L’ottima prova delle tre attrici tiene alto il ritmo in quest’atmosfera onirica, arrivando persino a travolgere la scena con un’inedita versione del Time Warp, ballato in maschera come si suol fare, ma questa volta i travestiti del Rocky Horror non c’entrano (forse).
Matteo de Mojana
Francesca Ziggiotti
Frammenti di me. Virginia Woolf
di Ken Ponzio, regia di Corrado Accordino
co-produzione La Danza Immobile - eThica?
8-20 novembre 2011, Teatro Filodrammatici, via Filodrammatici 3 - Milano
www.teatrofilodrammatici.eu
About the author
Classe 1989, attore diplomato al Piccolo Teatro di Milano, iscritto alla facoltà di Filosofia presso l'Univesità degli Studi di Milano
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