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Milano e l’Aids

November 4th, 2011 |  Published in Ambiente&Salute

Aids Keith Haring«Ha un'età compresa tra i 18 e i 60 anni, pesa più di 50 kg, lo stato generale di salute è buono. Perfetto: lei può donare il sang... Dimenticavo: ha rapporti omosessuali? Sì? Allora mi spiace, ma non possiamo accettare la sua donazione».  Questa, più o meno, la brutta esperienza vissuta l'anno scorso al centro trasfusionale del Gaetano Pini di Milano da un donatore dichiaratamente gay. Uno pulito, senza problemi di droga, con un partner fisso e – beffa tra le beffe – già donatore da otto anni.

Il caso al tempo aveva destato particolare clamore, innescando l'ennesima bagarre politica, capeggiata dai Radicali.  La stragrande maggioranza dei donatori gay, snobbato dalle correnti mediatiche, rimane però in sordina e quindi rischia di diventare vittima di pregiudizi e luoghi comuni. Questo nonostante sia la Commissione Europea (direttiva 2004/33/Ec) sia l'Avis (associazione volontari italiani sangue) precisino che sono esclusi dalle donazioni coloro che hanno avuto «rapporti sessuali ad alto rischio di trasmissione di malattie infettive (occasionali, promiscui)», indipendentemente dall’orientamento sessuale.

Eppure, sull'onda lunga delle morti celebri degli anni '80 (da Rock Hudson, star di Hollywood,, a Freddie Mercury, cantante dei Queen, a Keith Haring, guru del graffitismo, a Dario Bellezza ,scrittore ) e dai messaggi spesso ambigui lanciati dalla Chiesa e dai politici italiani, l'associazione gay= sieropositivo tarda a scomparire.

Ma è davvero così? Secondo quanto emerge da una ricerca Coa (Centro operativo AntiAids), il numero di omosessuali maschi malati di Aids è in costante calo nel tempo; inoltre, a partire dal 1993-94, il numero dei malati (maschi e femmine) per 2contatti eterosessuali” hanno superato quello dei gay (v. tabella).  Tabella 1: Distribuzione dei casi di AIDS in adulti per categoria di esposizione e per anno di diagnosi, valori assoluti per biennio (COA 2003).

tabella aids

In sostanza: la probabilità̀ di contrarre l’infezione è effettivamente più alta per alcune categorie sociali; il fattore determinante però è il rischio del sesso non protetto, non l'orientamento sessuale in sè. La popolazione omosessuale maschile, al pari di tutte le altre, è notevolmente differenziata al proprio interno, anche relativamente all’Hiv/Aids.

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Erica Petrillo


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