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La Medea di Tarantino attraverso le guerre

October 13th, 2011 |  Published in Arte&Cultura, Recensioni&Critiche

Non capita spesso di andare a teatro e trovarsi in sala in dodici. Può succedere quando girano voci negative, o quando un evento teatrale non ha avuto l’eco che meritava.

È quest’ultimo il caso di Cara Medea, lavoro di Antonio Tarantino, uno dei più brillanti drammaturghi italiani del nostro tempo.

Lo mette in scena Francesca Ballico, attrice friulana, che da anni calca la scena.

Alla base del testo un lavoro linguistico complesso: Tarantino scrive in una lingua inventata, o meglio in una lingua «volutamente deragliata», come afferma la stessa Ballico; un italiano confuso, sbrodolato, spurio, con influenze veneto-triestine. I frammenti del testo vedono Medea proiettata nelle diverse situazioni post-belliche di tutti i principali conflitti del Novecento: si parla della Repubblica di Weimar per approdare alla guerra in Serbia.

L’analogia col mito narrato da Euripide sta nell’imbarbarimento di una donna, evidentemente una straniera, che fatica a farsi capire e fa anche un po’ paura. Nella scrittura di Tarantino l’infanticidio è visto come atto irrimediabile, dal quale non si può tornare indietro. «Dio non ci ha dato la retromarcia» dice infatti Medea.

L’autore continua a ingannare: molte le incongruenze storiche, ma nessuna è casuale: il silurificio croato di cui si parla si trova a Fiume e non a Pola, come viene detto; l’armata rossa viene collocata in una città dove non passò mai.

Francesca Ballico, regista oltre che ottima interprete del monologo, cala Medea nei panni di una prostituta, che parla dal telefono di una cabina pubblica. Il lavoro sulla lingua oltrepassa quello drammaturgico: la Ballico affianca al testo originale la traduzione in diverse lingue dell’Est europeo, dal polacco al russo, dall’albanese al croato, dal rumeno al friulano, e naturalmente l’italiano “deragliato” di Tarantino; ma è come se non ne parlasse nessuna.

Nelle varie traduzioni la forza delle parole è tale da indurre a pensare che le traduzioni siano il testo, e l’italiano sia solo il veicolo di comprensione per il pubblico (almeno così è capitato a chi scrive).

Lo spettacolo è multimediale: una camera fissa sul volto di Medea ne mette in risalto l’immagine sgraziata e il microfono amplifica ogni dettaglio vocale. Viene spontaneo chiedersi come sarebbe stato senza le lenti di ingrandimento e con la presenza nuda e cruda dell’attrice. Per questo c’è tempo alla fine, quando gli spettatori hanno la possibilità di interloquire con chi recitava, e, ad essere onesti, di qualche chiarimento si sente il bisogno. Ma per chi considera l’incontro tra attori e pubblico una parte integrante dello spettacolo (fa piacere constatare che spesso è così) questa chiacchierata risulta di grande interesse.

Matteo de Mojana


"Cara Medea"

di Antonio Tarantino

diretto e interpretato da Francesca Ballico

produzione Teatri di Vita

11-23 ottobre 2011 - Teatro Filodrammatici, via Filodrammatici 1, Milano

Biglietteria: 02.36727550  biglietteria@teatrofilodrammatici.eu   www.teatrofilodrammatici.eu

About the author

Matteo de Mojana

Classe 1989, attore diplomato al Piccolo Teatro di Milano, iscritto alla facoltà di Filosofia presso l'Univesità degli Studi di Milano


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