Aspettando l’autunno dell’ITALIAN REVOLUTION
September 10th, 2011 | Published in Articoli, Conflitti&Immigrazione, Economia&Politica, Indignazione/Indignados
Come si è adattato il marchio dell’indignazione spagnola a Milano: modalità e differenze di IRM rispetto all’esempio del Movimento 15-M
Da anni l'autunno è la stagione più calda della mobilitazione politica milanese, soprattutto studentesca.
Le grandi manifestazioni, come due anni fa quelle dell’Onda, e tutte le assemblee e i dibattiti che le precedono, si svolgono tradizionalmente nel periodo prima di Natale, e così pure le annuali occupazioni dei licei. Le motivazioni possono essere svariate: la speranza legata all'inizio di un nuovo anno accademico, la lontananza degli esami.
Per contro nel capoluogo lombardo il periodo più sfavorevole per la nascita di un fenomeno come quello degli Indignados spagnoli, è l'inizio dell'estate. Quest’anno poi, sottolinea chi si è fatto coinvolgere dal 15-M, il fenomeno Pisapia ha entusiasmato, e quindi distratto, chi altrimenti avrebbe potuto comporre la base del movimento.
Eppure l’Italia, più che altri paesi europei, sembra essere terreno propizio: la sfiducia nei confronti della politica è alta, soprattutto tra i giovani, così come la pressione fiscale e la disoccupazione: almeno ufficialmente un giovane su tre è senza lavoro. Il Movimento 5 Stelle raccoglie consensi, e nonostante il suo ingresso nella politica dei partiti, presenta aspetti simili a quelli del movimento spagnolo. Inoltre la casta dei politici ha una immagine pesantemente offuscata, è obbligata dall’opinione pubblica a mettere in discussione la mole dei propri privilegi, ed è chiamata a dare risposte: molto dipenderà da quello che saprà fare entro l’autunno.
Due articoli, uno dell’Irish Times e l’altro dell’Economist, accostati dal numero di Internazionale del 10 giugno accomunano il nostro Paese con la Spagna, fatte le dovute distinzioni (il tasso di disoccupazione giovanile spagnolo tocca il 45%) .
Il primo, L’apatia dei ragazzi in Italia, cita un dato di Demos Coop: il 76% degli italiani con meno di 25 anni è convinto che emigrare sia l’unico modo per far carriera; sottolinea poi come i Neets (giovani tra 15 e 29 anni che non seguono un percorso formativo, non hanno un impiego e non lo stanno cercando) sono l’11,2% in Italia, contro una media europea del 3,4%. Il secondo, La rivoluzione può aspettare, individua un ulteriore punto di contatto: «anche in Italia c’è un sistema elettorale che dà ai leader di partito il controllo assoluto sulla scelta dei candidati»; ma mentre gli spagnoli sono arrabbiati per il passaggio da un boom economico a un collasso improvviso, l’elettorato italiano è più passivo e disilluso: «gli italiani sono semplicemente intorpiditi da un decennio di crescita lenta».
In effetti in Italia la protesta spagnola ha trovato da subito una eco favorevole: sull’onda della Spanish Revolution sono nati sul web
diversi gruppi e la creazione di un’Italian Revolution. In ,molte città sono nati movimenti ispirati agli Indignados, o gruppi preesistenti hanno trovato nuova forza e accolto metodi nuovi: grazie all’incontro con gli spagnoli e al loro supporto, alla fine di maggio alcuni milanesi sono scesi in piazza anche in piazza Duomo a Milano, facendo nascere la Italian Revolution Milano (IRM).
Su Facebook il gruppo ha 350 membri, per entrarvi è necessaria l’autorizzazione degli admin ed è consigliata l’iscrizione solo a chi voglia partecipare e sostenere attivamente la sua attività. La pagina Italian Revolution - Milano raccoglie invece 2200 fans; ma, come sempre accade da quando Fb è diventato uno degli strumenti più utilizzati per gruppi di questo tipo, i sostenitori virtuali sono molti più di quelli attivi.
IRM è nato dunque a maggio in piazza del Duomo, dall’incontro tra studenti e membri di gruppi preesistenti, incuriositi da quanto accadeva tra Madrid e Barcellona, affascinati dalla forza con cui un movimento complesso, diverso ed entusiasta ha ribadito le idee di partecipazione orizzontale alla vita politica e di accantonamento dell’ideologia a favore dell’azione.
Sono iniziati presidi in piazza e assemblee: chi ha potuto conoscere da vicino le realtà di Sol e Plaza Catalunya, e ha un’idea più precisa di cosa sia il 15-M, racconta e condivide; ma non è facile e il dibattito inizialmente si è concentrato su temi astratti: si parla della crisi, di finanza, del signoraggio bancario e di ambiente, si parla soprattutto di un sistema politico che non funziona, non rappresenta.
La decisione è comunque quella di tradurre e adottare il manifesto di Democracia Real Ya, base teorica da cui sono partiti gli Indignados, pur prevedendo di introdurre modifiche che tengano conto dei problemi italiani.
In Piazza Mercanti tutti i venerdì e i sabati si svolgono assemblee. Iniziano i contatti con gruppi di altre città, Bologna e Roma soprattutto. Proprio nella capitale per il 23 luglio è stato organizzato un flash mob al quale hanno partecipato Indignati da tutta Italia; i numeri sono esigui, ma ci si conosce, si creano le basi per un coordinamento nazionale: italianrevolution.org è il sito di riferimento.
Una delle sfide più importante rimane il collegamento fra gruppi diversi e il farsi conoscere. Si partecipa a diversi eventi, come il flash mob Adesso Basta a Piazza Affari, assurta a simbolo del sistema economico e sociale da rivoluzionare. Per il 17 settembre è prevista la partecipazione all‘Antibanks Day: Global action against banks and banksters, una giornata di mobilitazione mondiale che, come si legge sull’omonimo evento di Fb, è contro «il signoraggio bancario, colpevole di aver ridotto le nostre democrazie in dittature economiche». Il sito takethesquare.net annuncia in tutto il mondo l’occupazioni delle piazze antistanti borse e banche: Wall Street, New York, a Madrid, San Francisco, Toronto, Tokyo, Roma, Sydney e Francoforte, fino a Milano.
IRM si è quindi inserito in un contesto più ampio, locale ed internazionale. I punti di contatto con la Spanish Revolution, a partire dal nome, sono tanti, ma resistono le differenze, frutto spesso anche della confusione.
Mentre in Spagna è chiara la trasversalità da sinistra a destra del movimento, si rifiutano le etichette ideologiche e si utilizza un linguaggio nuovo; a Milano non tutti hanno colto questo fattore di novità ed è frequente che nuovi arrivati sfoggino simboli come falce e martello e utilizzino termini affatto nuovi. Ma quando durante una riunione serale sotto la Loggia dei Mercanti è arrivata la domanda sul tema: «siete un gruppo di sinistra? O è possibile la partecipazione di chi ha un passato politico opposto?», la risposta non è stata immediata, ma è stata chiara: «è possibile; è vero che la maggior parte di noi ha un certo tipo di retaggio, ma non tutti. E comunque non inseriremmo nel manifesto il termine sinistra perché vogliamo scardinare questi pregiudizi, smetterla di vedere la situazione con questi occhiali
che ci fanno vedere differenze anche dove possono non essercene».
Un’altra differenza deriva forse dal numero e dalla tipologia di persone coinvolte, ma può essere fondamentale: in Spagna prima che si parlasse dei contenuti, dei bersagli, come appunto il sistema bancario, ha avuto un ruolo centrale la proposta di un metodo, di un nuovo atteggiamento. Il primo obbiettivo rimane quello di spingere le persone a partecipare, anche mediante la critica a una classe politica che non rappresenta, e non ha nessun interesse a farlo. E la prima fase, certo non breve, del movimento è servita a discutere e diffondere questi principi: Democracia Real Ya è nato all’inizio del 2011 sulla base di gruppi attivi da anni.
A Milano si dovrebbe chiaramente essere in questa prima fase, che viene prima della proposta di soluzioni, riforme e cambiamenti. Come in Plaza del Sol, in Piazza Mercanti si decide tramite le assemblee e non ci sono leader, ma solo amministratori che, fino a prova contraria, non hanno poteri: sistema di partecipazione orizzontale, quindi. Ma secondo il modello spagnolo non è l’assemblea di oggi che dovrebbe discutere e prendere questo tipo di decisioni finali, ma le assemblee locali che dovrebbero nascere quando, e se, il movimento sarà riuscito a trasmettere le proprie idee fondamentali e a coinvolgere le masse.
Per ora ha aderito a IRM solo chi era già attivo da prima e proviene da gruppi preesistenti, con idee ed obiettivi già formulati, in molti casi legati a retaggi che il 15-M ha voluto scardinare, mentre i più ne sono rimasti lontani. Ma Toto, studente della statale che si trovava a Barcellona quando dalla manifestazione del 15 maggio è evoluto il movimento, ricorda che la forma politica insegnata è di enorme portata: «perché annulla l’ideologia, se non a livello personale, almeno a quello collettivo; e i compagni di lì l’hanno capito subito. Anche io, grazie a quell‘esperienza, ho cambiato parecchio punto di vista, sono meno ideologizzato, più aperto e disponibile a dialogare con chi ha idee diverse».
«Per me» prosegue «tutto quello che si è iniziato a fare all’inizio dell’estate ha senso in funzione di un movimento che potrebbe nascere in autunno. In fondo anche dietro il 15 maggio c’è un lavoro iniziato mesi, anni prima».
About the author
Nato in Toscana, a Pietrasanta, nel luglio 1989, non si è mai ripreso da quell'esperienza traumatica che l'ha catapultato in un'Italia che in fin dei conti (forse perchè giovane, forse perchè studente, forse perchè si scervella troppo sul futuro del paese) non l'ha mai voluto. Diplomato al Liceo Classico C. Beccaria, nel tempo libero studia Giurisprudenza presso l'Università Statale di Milano mentre occupa le sue giornate principalmente passandole col suo meraviglioso figlio, lavorando per cartv.it e tentando l'ardua impresa di farsi una cultura.
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