Chi si ricorda “L’attimo fuggente”? Chi ha apprezzato il candore dei ragazzi di “Les choristes”? Film come questi hanno contribuito alla nascita di un tòpos: un insegnante che conquista stima e attenzione dei suoi studenti coinvolgendoli in attività che esulano dalla routine scolastica. In un caso attraverso la poesia, nell’altro con la musica.
Die welle (L’onda) racconta la storia di un professore tedesco che tiene un corso sull’autarchia nella settimana a tema organizzata dal liceo. La prima discussione porta uno studente ad affermare che, dopo l’esperienza nazista, in Germania è impossibile che prendano piede nuove dittature. La provocazione viene subito colta.
Cominciando con piccoli esperimenti di disciplina ed esercizio dell’autorità, il professor Wenger, che per la prima volta pretende l’appellativo di herr, guida la classe nella costituzione di un movimento, che viene battezzato L’onda.
I ragazzi dell’onda devono indossare camicia bianca e jeans, devono alzarsi in piedi per parlare, hanno un logo, un saluto, uno spazio su internet. In pochi giorni organizzano feste, si fanno pubblicità in modi più o meno ortodossi, raccogliendo un ampio consenso da un lato e una dura opposizione dall’altro. L’onda unisce e divide.
Quello che all’inizio era poco più di un gioco, degenera in fretta, passando da piccoli atti di incoscienza adolescenziale, sino ad arrivare alle conseguenze più estreme e drammatiche.
Tratto da una storia accaduta realmente, L’onda è il paradigma di una società giovanile che avverte la mancanza del senso di appartenenza ad un gruppo, la necessità di esprimere una scelta politica attiva sul territorio.
Ma L’onda è soprattutto la risposta che molti non sanno dove trovare, è il movimento che viene incontro ai più deboli, ai più emarginati, che per la prima volta si trovano allo stesso livello degli altri. In questo sta la forza dell’onda, così come la sua pericolosità. Perché il rischio del fanatismo è sempre in agguato. Le partite di pallanuoto che accompagnano lo sviluppo degli eventi ne sono un esempio lampante. Quello che in superficie è il più efficace gioco di squadra, può in un attimo trasformarsi in una violenta lotta subacquea.
Non basta dunque un’attenta memoria storica a preservare l’umanità da se stessa.
I demoni che si celano in noi hanno il sonno troppo leggero per essere sottovalutati. L’insostenibile peso della memoria e dell’intelletto, lo stesso che impediva ad Amleto di prender l’armi contro un mare di guai, è ancora la più grande contraddizione dell’uomo moderno; quella che non gli consente di agire secondo coscienza.
Per portare avanti la storia occorre sapere e poi dimenticare. Altrimenti saremo condannati per sempre all’immobilità.
Matteo de Mojana




















1 comment
KiKi Koy says:
Jun 25, 2012
Bel film ! Lo consiglio :D