Love is all we needQuando si parla di "amore" e di "sesso" è facile cadere nella sindrome-da-Baci-Perugina: le banalità si sprecano e si rischia di non dire nulla di interessante.

Eppure forse qualcosa di originale da aggiungere c'è... Abbiamo deciso di fare una piccola indagine tra ragazzi di età compresa tra i 18 e i 25 anni e ne abbiamo parlato con Sergio Buccheri, psicologo e psicoterapeuta milanese. Ecco quanto ne è emerso.

«I giovani di oggi intessono le relazioni sessuali con modalità influenzate dalla comunicazione nei social network. è più facile mettersi in gioco e celare le insicurezze dietro l’anonimato dello schermo, che nei rapporti vis a vis; ma è anche più facile troncare di netto, con un semplice movimento di indice sul mouse.
Analogamente, tra i ventenni di oggi si instaurano molte relazioni – numericamente parlando – che non implicano necessariamente il benché minimo coinvolgimento affettivo. Se ci si stufa o qualcosa non va nel verso giusto, il rapporto si rompe senza remore né sensi di colpa, come con un clic. Insomma un “amore consumistico”: si ricerca con frenesia un rapporto, si assaggia un po’ di qua un po’ di là, quando si è sazi lo si butta via. Viene meno l’aspetto del coinvolgimento personale, intimo e profondo della relazione affettiva; il modello è quello della transazione commerciale. Usando un'espressione del sociologo Zygmunt Bauman, potremmo chiamarlo amore liquido».

Proviamo a fare gli avvocati del diavolo: in barba ai moralismi: avere rapporti con diversi partner potrebbe essere un modo per "scoprire il mondo" e dimostrare vitalità. Inoltre permetterebbe di scegliere in modo più consapevole  il proprio compagno o la propria compagna di vita. La risposta di Buccheri è lapidaria: «Questo è sicuramente vero, a patto che non venga del tutto meno l'aspetto affettivo. Il dubbio che invito a prendere in considerazione è che la dispersione su un fronte più ampio e cangiante di partner non sia un di più , ma rischi di diventare un di meno perché coglie solo l'aspetto più meccanico e superficiale della cosa».
Ma questa non è l'unica novità della nostra generazione. Buccheri parla anche di situazione in bilico tra insicurezza e ostentazione. «La disinibizione è sbandierata in ogni occasione, ma non è detto che corrisponda un'effettiva emancipazione».

Sarà vero? Torniamo per un attimo ai dati. Indicano effettivamente che gran parte degli stereotipi di genere e dei tabù legati alla sessualità sono quasi totalmente sdoganati: anche le ragazze parlano di masturbazione con le coetanee, soltanto il 6% considera“strano” che sia lei a portare il preservativo, la prima opinione che ci si fa di una ragazza con diversi partner occasionali non differisce molto da quella che si ha dei coetanei “libertini”. In altre parole, il luogo comune del “lei puttana da denigrare, lui don Giovanni da stimane” è caduto, per fortuna…
Non è finita: un buon numero di giovani ha familiarità con esperienze che farebbero probabilmente arrossire d’imbarazzo buona parte dei nostri nonni o genitori: il 25% ha fatto sesso anale e il 17% ha visto un filmato porno con il proprio partner.

Andando più a fondo si scopre però che questa estrema sicurezza è spesso solo una facciata: il 9% dopo aver fatto l'amore con una persona "preferisce cambiare" invece che continuare a frequentarla e addirittura il 22% è spaventato dall'idea di una relazione importante. Insomma, l'eventualità di un coinvolgimento profondo e duraturo  – che potrebbe appagare ma eventualmente anche deludere – intimorisce. Lo stesso vale per la comunicazione nella coppia. Quasi 70 persone su 90 parlano con il proprio partner di cosa va o non va quando fanno l'amore; ma dando un'occhiata ai risultati emersi sui temi "eiaculazione precoce e cilecca" e "simulazione dell'orgasmo" si direbbe il contrario...

Qual è la causa di questa forte insicurezza? L'ipotesi di Buccheri ha un nome preciso: pressioni sociali. Bombardati da modelli di sessualità esibita a destra e a manca manca, saremmo "schiavi" di un modo di concepire le relazioni sessuali che non hanno nulla a che fare con un'esigenza profonda, ma sono un adeguamento a presunte aspettative esterne. Non a caso il 34% degli intervistati dichiara di "essersi sentito forzato/a a fare qualcosa in ambito sessuale che non gli/le andava"... Si spiegherebbe così anche perché circa il 5% dei ragazzi ha avuto rapporti senza essere mai stato innamorato o perché ben il 9% ha spesso bisogno "dell'aiutino" di alcol o droghe per avvicinarsi all'altro sesso.

In quest'ottica anche "la prima volta" perde tutto il suo tradizionale valore simbolico. Non più un rito di passaggio nè una tappa fondamentale nella vita di un uomo e di una donna, bensì "un'onta da sciacquare via il prima possibile" (19% delle risposte). E se sei vergine a vent'anni farai meglio a sbrigarti per non passare per "uno sfigato" (secondo 10 persone su 90).

In definita, le risposte al sondaggio delineano una generazione di insicuri, che vanta la propria "impermeabilità" alle emozioni come se non essere coinvolti fosse motivo d'orgoglio e i vari partner fossero pedine intercambiabili senza molta importanza.

«Baci uguali non ne esistono: ogni bacio ha un suo sapore». Questa frase – di un anonimo – viene da un cioccolatino Perugina. Forse per una volta dovremmo riconsiderarli...