Se non ora quando? Semaforo rosso al Presidente del Consiglio
February 23rd, 2011 | Published in Arte&Cultura, Conflitti&Immigrazione, Cronaca&Città, Economia&Politica, Giovani&Divertimento, Scuola&Università, Società&Religione
Se non ora quando? Semaforo rosso al Presidente del Consiglio
Cronaca dalla manifestazione in piazza Castello, a difesa della dignità delle donne
Rosso, giallo e verde. E ancora: rosso, giallo e verde. Uno dei tanti semafori di piazza Castello, a Milano, cambia colore, ma nessuno lo nota. Nel pomeriggio di domenica 13 febbraio non scorrono macchine.

La piazza è satolla di persone che partecipano, nonostante la pioggia, alla manifestazione “Se non ora quando?” organizzata da un gruppo apartitico di donne, in collaborazione con la Cgil.
Erano 10 mila, il 29 gennaio, in piazza della Scala, e agitavano delle sciarpe bianche. Le stesse sciarpe svolazzano davanti al Castello Sforzesco, ma le persone, rispetto ad allora, sono almeno sestuplicate. Entrambe le proteste sono nate per “difendere la dignità delle donne” e chiedere le dimissioni al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in seguito agli scandali del caso Ruby.
Intorno alle 14,00, nessuno si fa distrarre dai semafori, che vivono inutilmente. In antitesi con quello atmosferico, il clima che si respira tra le gente è solare. Alcune persone sono particolarmente arrabbiate, ma non risparmiano comunque sorrisi. Fra queste c'è Paola, studentessa di Economia poco più che ventenne, che, da dietro a ingombranti occhiali color viola melanzana, si dice «scandalizzata per l'esempio che i nostri politici danno al Paese: invece di impegnarsi a creare posti di lavoro e a risolvere i problemi della gente, non fanno altro che divertirsi in modo osceno e senza ritegno».
Non manca la presenza maschile, né quella dei bambini. Un bimbo di 5 anni cammina con attaccato al petto un cartello con scritto “Berlusconi mi rubi il futuro”: difficile che sappia realmente chi sia Berlusconi; ancora più improbabile che possa immaginarsi il futuro, ma poco importa.
Molti striscioni sono indirizzati verso Nicole Minetti, Ruby, Emilio Fede, ma la maggior parte è per il presidente del Consiglio: “Anziché con la nipote, vai col nonno, Mubarak ti aspetta”, “Veronica è libera, ora tocca a noi”.
Qualcuno, poi, avvicina gli scandali sessuali alla tanto discussa riforma scolastica: “La riforma Gelmini rinnova la scuola italiana: via la geografia, nuovi corsi di lap-dance e fellatio”.
A un certo punto, un uomo che cammina sui trampoli attira l'attenzione della folla. Dispensa baci e occhiate ammiccanti; porta una parrucca rosso shocking, in sintonia col rossetto e il vestito, che potrebbe essere stato preso dal set di un film con Rocco Siffredi. Il seno e il sedere sono vistosamente imbottiti, tanto da far passare in secondo piano il cartello che porta la citazione, presa dal “dizionario della società italiana aggiornato al 2011”, del termine donna: “supporto inerte per tette e culi da televisione”.
Poco dopo le 14,30 la presentatrice, Teresa Mannino, impugna il microfono e incominciano gli interventi dal palco.
La giornalista Assunta Sarlo, tra le organizzatrici, si dichiara «contro un Italia che di giorno fa il Family Day, e di notte invece no». «La manifestazione – spiega - è nata per opporsi al maschilismo dilagante».
Subito dopo, l’attrice Maddalena Crippa legge una poesia di Patrizia Cavalli, intitolata “La patria”. Il pubblico, però si spazientisce, e i più intolleranti cominciano a gridare “Taglia”.
Alcuni politici hanno deciso di aderire alla manifestazione, ma non sono saliti sul palco, perchè le organizzatrici non volevano essere strumentalizzate. Tra questi, Ivan Scalfarotto, Antonio Di Pietro, Giuliano Pisapia, Nichi Vendola, Angela Napoli, Paolo Ferrero.
Un'eccezione è stata fatta, invece, per la deputata Flavia Perina, di Futuro e Libertà. L'intervento della direttrice del Secolo d'Italia suscita grandi entusiasmi: «Qua ci sono in gioco le precondizioni della politica. Se le quote rosa diventano quote erotiche, non è un problema morale, è un problema politico».
Tra gli interventi più apprezzati risulta anche quello di Randa Ghazy. La giovanissima scrittrice e studentessa nata a Saronno, prende spunto dalle proprie origini egiziane: «Gli egiziani volevano dignità e libertà, e sono scesi in piazza a prendersela: se lo hanno fatto loro non capisco perché non dovremmo farlo anche noi».
Non parlano soltanto le donne. Gad Lerner viene accolto come una rockstar. Il giornalista de La Repubblica e La7, se la prende con i politici che hanno invitato le donne a starsene a casa, e poi con i critici televisivi che non hanno denunciato adeguatamente la volgarità delle televisioni commerciali, e la loro pessima influenza sulla società.
A questo punto, Teresa Mannino chiede 30 secondi di silenzio, e dopo la sua domanda “Se non ora quando?”, la folla risponde urlando all'unisono “Adesso!”. E immediatamente parte il coro: “Dimissioni! Dimissioni!”.
Sale sul palco Franca Rame che, visibilmente emozionata, comincia commentando «è troppo bello, è troppo bello», riferendosi al pubblico. Continua leggendo un brano di Giuseppe Cederno, apparso sull'Unità: «Mi vergogno di non riuscire a pensare al mio paese senza vergogna; mi vergogno di chi non si vergogna». La gente apprezza tantissimo, e parte tuonante il coro “Vergogna! Vergogna!”.
Subito dopo tocca al marito, Dario Fo. L'intervento del premio Nobel è breve, ma efficace: «Questa è una manifestazione per le donne e con le donne, e Berlusconi è dentro i nostri cuori... nel senso che ce li sballa». Ai commentatori politici che sostengono che la presenza o meno di Berlusconi non sia importante per il cambiamento dell'Italia, riserva una parola sola: “Coglioni!”.
È il turno della scrittrice Daria Colombo, che ricorda che «la Costituzione richiede disciplina e onore a chi svolge funzioni pubbliche ». Si lamenta del fatto che «Berlusconi stia dando l'immagine di un paese in cui tutto si può comprare», ma afferma che chi manifesta «lo fa per dire che non è così, che in Italia tante cose non sono in vendita: tra queste, la dignità delle donne».
Tra le presenze illustri c'è anche Eva Cantarella. La giurista prende due esempi dal mondo greco, per collegarsi all'attualità. Legge il discorso “Elogio della parola” di Gorgia da Lentini, e un pezzo di Solone.
Arriva anche la testimonianza di alcune detenute, portata da Susanna Magistretti, che lavora nel carcere di Bollate: «ci dicono che è la sua (di Berlusconi, nda) vita privata e non deve essere giudicata: noi, però, quando abbiamo sbagliato, siamo state giudicate, eccome!».
Applauditissimo, poi, Massimo Cirri. L'intervento del conduttore della trasmissione radiofonica Caterpillar, intriso di ironia, si conclude con un conforto: «per fortuna in Egitto è cambiato qualcosa... Mubarak avrebbe potuto chiedere conto: “Perché avete affidato mia nipote a una prostituta brasiliana?”».
La manifestazione termina con la lettura dell'attrice Ottavia Piccolo della poesia “Ballata delle donne”, di Edoardo Sanguineti e, infine, con la canzone “Bella Ciao”, ballata e cantata dalla folla.
A poco a poco, piazza Castello si svuota. Il rosso, il giallo e il verde dei semafori, ricominciano ad avere un'utilità. Riprendono a passare le auto su quella piazza che, poco prima, aveva mandato un segnale semaforico al Presidente del Consiglio di un unico colore: rosso, inequivocabilmente rosso.
Orlando Vuono
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Nato a Pieve di Cadore (BL) l'11 ottobre 1990. Studente di Scienze Politiche presso l'Università Statale di Milano.
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