un’occasione persa
February 6th, 2011 | Published in Articoli, Editoriali&Pensieri | 14 Comments
UN’OCCASIONE PERSA
“Il 14 dicembre… ..giorno in cui sarà calendarizzata la votazione finale del DDL Gelmini, rappresenta un’opportunità per tutti i movimenti e i soggetti auto-organizzati che portano avanti lotte reali in questo Paese, per condividere una piazza che, facendo uscire dalla solitudine, possa dare voce a tutti…”
“Il ddl Gelmini deve essere ritirato…vogliamo una scuola che sia Scuola dove il sapere è partecipato e condiviso, di qualità, diritto di tutti e per questo ci batteremo con gli studenti di tutta Italia”.
Sono stralci di due tra i tanti comunicati contro la riforma Gelmini. Il primo è stato scritto da “Fuori Controllo” collettivo di estrema sinistra di scienze politiche.
Il secondo invece è di lotta studentesca movimento giovanile vicino a Forza Nuova, partito di estrema destra.
Comunicati simili di realtà agli antipodi. Ma gli studenti non fanno solo comunicati, scendono anche in piazza. se si è d’accordo su tema, allora perché non organizzare una manifestazione insieme?
Quanto avrebbe “bucato” lo schermo veder sfilare “compagni” e “camerati” e studenti senza partito dietro il medesimo striscione?
Magari evitando di tirare uova sulla cattolica, distruggere lavori in corso e imbrattare muri con vecchi slogan.
Magari evitando di spaccare vetrine e di urlare Palestina libera, che non centra niente con il ddl Gelmini.
Sarebbe stata una manifestazione di studenti e non di militanti.
Sarebbe stato un segnale forte alla generazione dei nostri genitori.
Sarebbe stato un nuovo modo di protestare.
Invece è stata solo un'altra occasione persa.
Alessandro Sarcinelli
About the author
Nato a Monza il 10 novembre 1987. Diplomato presso il liceo scientifico Alessandro Volta di Milano; studente di Scienze Sociali per la Globalizzazione presso la facoltà di Scienze Politiche a Milano. Caporedattore di Faber.
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14 comments ↓
Sono molto amareggiato che un articolo così "limitato" sia apparso come editoriale di Faber, giornale a cui sono legato da un turbolento rapporto di affetto, tanto che ho persino contribuito a fondarlo. Sono amareggiato soprattutto perché mettere un tale articolo come EDITORIALE significa per la redazione tutta fare una scelta ben precisa, che non posso che disapprovare totalmente, e così sono sicuro che faranno molte di quelle persone che Faber lo leggevano ancora volentieri.
La scelta che ha fatto il giornale è stata, inizialmente, di totale disinteresse per tutto ciò che riguardava il mondo universitario, non avendo mai pubblicato, a eccezione che nella sua rubrica Faber Bologna, nulla a riguardo di una riforma che così tanto incide (soprattutto se legata ai tagli di 2 anni fa) sull'università italiana. Con questo Faber disattende la sua pretesa di essere giornale di giovani che parla ai giovani, e disattende il suo nome stesso, Faber, che si ispira a qualcuno che certo non si sarebbe mai messo a sparare giudizi, con fare parecchio "snob", a destra e a sinistra senza vedere nelle questioni tutti i chiaroscuri del caso.
Questo articolo è per di più pericoloso, perché con la consueta retorica dell'accomunare "compagni" e "camerati" presta il fianco a una precisa operazione di revisionismo culturale molto ben architettata in aree governative, con un deprimente sdoganamento del fascismo che fa molto "bella ciao"-"giovinezza" a San Remo o "partigiani"-"repubblichini" sul medesimo piano.
Inoltre è scritto da uno, che pure stimo e del quale in altre circostanze ho apprezzato quel che ha saputo scrivere, che sono certo che non è stato (quasi) mai presente in una delle piazze che tanto denigra. Questo è evidente quando per esempio cita le uova alla Cattolica (gesto peraltro stupido, ma vedervi tutta questa efferata violenza mi sembra di un moralismo perbenista notevole!), uova che sono state lanciate il 30 novembre e non il 14 dicembre. Giornata che, tra l'altro, risulta a tutto il mondo essere stata romana, mentre l'articolo sembrava essere incentrato su Milano (vedi comunicati vari), come del resto immagino che per Cattolica si intenda quella milanese. Ridicolo poi mi è sembrato citare quei comunicati, rappresentanti il primo solo una piccola parte del movimento studentesco, e il secondo neppure quella. E basta con sta storia di destra e sinistra: fascismo e comunismo sono storicamente morti e se in tante piazze di Milano (altrove è parzialmente diverso) continuano a girare parole d'ordine un po' ideologiche da parte di minoranze di militanti, è chiaro che la maggior parte dei manifestanti sono scesi in piazza in qualità unicamente di studenti, ricercatori, dottorandi, precari e non, giustamente piuttosto incazzati nei confronti di un disegno politico che vede nella cultura un pericolo e nel diritto allo studio un fastidioso peso da cui liberarsi.
Detto ciò, assicuro di non aver nulla di personale contro editorialista e redazione, anzi spero che presto Faber possa riprendere un po' del suo spirito originario.
Con affetto
Tato
Caro alessandro,
non posso trovarmi totalmente in accordo con te.
Primo, muovi critiche al fatto che non ci siamo mai occupati dell'università: Faber è un progetto aperto ma nessuno ci ha mai scritto nulla al riguardo - a cominciare da te, ad esempio, che hai fatto parte del giornale per un anno e mezzo - altrimenti lo avremmo ben volentieri pubblicato. Gli unici accenni al mondo universitario in questi anni sono apparsi in due miei editoriali e in un mio articolo uscito online; eppure, te molto più di me sei inserito nel movimento studentesco.
Parli dei due comunicati stampa dicendo che sono citati a sproposito: io invece li trovo pensieri intelligenti e condivisibili. Sono scritti da minoranze, è vero, e da minoranze che magari non ci piacciono. E dunque?
La retorica dell'accomunare compagni e camperati non esiste nell'editoriale, ma solo nel tuo commento. Basta leggere e comprendere, invece di vedere sempre quello che ci va e, dalla premessa, saltare subito alle conclusioni.
Nessuno perbenisticamente vede "inusitata violenza" negli slogan, nelle uova, nelle bombolette spray. Nessuno spiattella giudizi snob. Nessuno denigra nessuna piazza!
L'editoriale non è un "articolo limitato", come tu lo definisci. Sono poche righe che non vendono una visione del mondo, semplicemente pongono un interrogativo:
"cosa sarebbe successo se per una volta, vista l'importanza del tema, l'intero mondo studentesco fosse sceso in piazza in un modo davvero nuovo e rivoluzionario? Senza colori, slogan e bandiere al di là della contro-riforma gelmini?"
La risposta dovrebbe essere il dibattito su questa pagina. Non sproloqui su destra e sinistra che NON ERANO MINIMAMENTE il centro del discorso, anche se è bastato nominarli per farti leggere tutto l'editoriale in malafede.
Eh, bhè, sì: abbiamo provato a suggerire che il vandalismo possa non aiutare. Non sei d'accordo?
Allora commenta sul merito. Spiega perchè secondo te non bisogna (o bisogna) marciare tutti insieme. Spiega perchè secondo te le uova servono/non servono. Spiega perchè secondo te il 14 dicembre era o no un'opportunità per "tutti quelli che portano avanti lotte in questo Paese" (come dice il comunicato citato), e perchè è andata persa.
Oppure no? È andata bene così?
La riforma adesso ce l'abbiamo. Magari mi sbaglio...
Ce l'abbiamo, ma mica è finito tutto, c'è chi pensa un autoriforma e chi vuole provare a proporre un referendum.
"cosa sarebbe successo se per una volta, vista l'importanza del tema, l'intero mondo studentesco fosse sceso in piazza in un modo davvero nuovo e rivoluzionario? Senza colori, slogan e bandiere al di là della contro-riforma gelmini?"
Non solo l'intero mondo studentesco, ma addirittura l'intero mondo accademico è sceso in piazza, docenti e ricercatori, personale tecnico amministrativo ridurre questo grande insieme a "camerati" e "compagni" che a mio parere sono realtà inconsistenti, è non aver partecipato alla protesta in toto e non solo in piazza, che è solo una parte del tutto.
Ciò che avrebbe davvero bucato lo schermo, sarebbe stato vedere i rettori scendere in piazza e magari vedere per una volta i cittadini essere ascoltati dal governo.
Ecco perché come studente aderente alla protesta, sapere che tante speranze sono andate in fumo, perché non siamo stati capaci di mettere insieme questi presunti fascisti e comunisti, lo trovo ridicolo.
La questione non è fascisti e comunisti! Nessuno vuole banalizzare così tanto, basta. Il punto è interrogarsi sul cosa sarebbe potuto servire: probabilmente, qualcosa di davvero nuovo.
Non mancavano solo i rettori in piazza: ci sono più di 10 milioni di famiglie in Italia, e nelle manifestazioni a cui sono andato qui a Milano avrò visto, a dir tanto, qualche decina di genitori preoccupati per il futuro dei loro figli - ad esempio.
E poi c'è la questione della FORMA, ovvero del modo in cui manifesta. C'è chi ha liberato una nazione senza mai alzare non dico un braccio, ma neanche la voce. Abbiamo tutti letto le motivazioni di chi a Roma c'era e prova a spiegare la rabbia, la frustrazione e la spinta ad agire uscendo dalle regole; proviamo ad ascoltare anche chi la pensa diversamente, in buona fede, invece di bollare sempre come "inutile perbenismo che non porta da nessuna parte", "retorica buonista revisionista filo-governativa che vuol solo screditare gli studenti", e via dicendo.
Si vuole provare a vedere anche i propri errori, ogni tanto, per provare a crescere? Oppure noi studenti non sbagliamo mai, perchè abbiamo sempre una giustificazione, e l'unico motivo per cui non abbiamo successo è che gli altri fanno male a non pensarla come noi, e a non protestare con noi?
Non chiudiamoci nelle ideologie; sono un'avarizia del pensiero.
Ciao a tutti,
il problema non credo sia "l'0ccasione" persa, ma tutto il retroterra che manca a monte. Motivo per il quale spesso disapprovo non le manifestazioni ma le modalità e le rivendicazioni con le quali vengono organizzate.
Però dire che camerati e compagni, uniti nella lotta, bucherebbero lo schermo è un pò superficiale e, concordando con tato, risente del clima di revisionismo e di "indefinitezza" di cui tanto si soffre oggi in italia.
La questione io la risolvo in questo modo: fascisti e destrorsi votano e militano(pubblicizzano e appoggiano con la loro azione) in partiti fascisti e destrorsi: questa riforma, come molte altre deleterie, l'ha fatta il governo berlusconi che le loro associazioni studentesche promuovono e votano: quindi prima smettano di votare Berlusconi e di militare nelle sue sezioni giovanili e poi vengano in piazza. Altrimenti è tutta ipocrisia e voglia di "bucare" lo schermo.
Tanti saluti,
Aurelio
Da abbonato e sostenitore della politica giornalistica del Faber non posso che prendere atto della scelta di non schierarsi politicamente, trovandola una politica saggia e "adatta" a dei giovani giornalisti. Il problema però qui Nicolò non è la critica sulla piazza o sui comunisti o fascisti. Il problema è che l'analisi fatta è superficiale: al posto di considerare un mondo utopico dove tutti marciano insieme alla ricerca del supremo bene per Milano ed il mondo, magari due parole dette da giovani per i giovani su una questione quale il DDL Gelmini potevano essere sprecate. Nel senso, se si manifestava tutti insieme la redazione era soddisfatta? Si manifestava in modo nuovo? Mica vero, è successo e succederà ancora, solo che questa volta il mal contento ha scatenato reazioni violente e pilotate politicamente. Chiediamoci e scriviamo allora su questo malcontento, su questa violenza e su questa lotta politica. L'occasione questa volta l'ha persa la redazione del Faber a non prendere sul serio un argomento dimostrando di non aver mai visto la piazza...
Aldilà che questo editoriale è stato scritto prima del 14 Dicembre, fa riferimento proprio al 30 Novembre ed è incentrato sulle manifestazioni milanesi. Aldilà che l'obbiettivo dell'articolo è sottolineare i metodi sempre uguali della protesta studentesca da quando frequento le piazze (Novembre 2001, all'epoca manifestazioni contro l'allora ministro dell'istruzione Letizia Moratti). Aldilà che tutti hanno diritto a protestare anche chi Berlusconi l'ha votato (cosa che dubito abbiano fatto i giovani di lotta studentesca).
Mi sembra quantomai ridicola l'accusa di "prestare il fianco a operazioni di revisionismo culturale ben architettato da aree governative con un deprimente sdoganamento del fascismo.."
Quindi qualcuno mi spieghi dove parlo di fascismo, partigiani e repubblichini.
Qualcuno mi spieghi il collegamento tra le manifestazioni contro il Ddl gelmini e le canzoni "Bella Ciao" e "Giovinezza".
E qualcun altro mi spieghi se sottolineare la medesima posizione su uno specifico argomento di studenti di destra e sinistra significhi considerare tutti uguali.
Infine mi si spieghi dove sta l'atteggiamento snob, moralista e perbenista nel condannare violenza e vecchie ideologie. Alessandro Sarcinelli
Secondo me semplicemente non hai il diritto di protestare contro il governo Berlusconi se poi gli fai campagna elettorale.
Dire " “compagni” e “camerati” " è fare riferimento a un certo tipo di concetti e significati. Aggiungere "e studenti senza partito dietro il medesimo striscione?" senza approfondire, senza analizzare e sviscerare i percorsi di quelle persone, ma rivendicando solo una normalità di studente e la necessità di un'unità a prescindere dal proprio vissuto, perdonami, è come quando gli amici fascistoidi fatti infiltrare nelle manifestazioni di Roma dell'onda, stringendo spranghe coperte dal tricolore dichiaravano: nè rossi nè neri ma liberi pensieri.
L'argomento in questione non è un argomento neutro.
Ti affanni a condannare le vecchie ideologie, ma cosa persegui? E' questo che non si capisce dal tuo articolo.
Scegliere di non scegliere, significa comunque la responsabilità di aver scelto: e in casi come questi - in cui fai riferimento a vecchie categorie politiche e in cui ci si contrappone politicamente(perchè non ci si può prendere per il culo dicendo che la politica di destra riguardo a scuola e università sia come quella di sinistra) - il tuo neutralismo ha l'effetto di equiparare le parti e risultare fastidioso, almeno a persone come me.
C'è poi un'altra analisi che va fatta e che secondo me è indicativa del problema...un "compagno" non potrà mai accettare un camerata non per mancanza di rispetto verso l'idea libera dell'altro, ma semplicemente perchè la repubblica italiana condanna apertamente il fascimo e tutte le ideologie affini e derivate.
Il nostro è uno stato nato antifascista per costituzione, è per tanto normale una totale incompatibilità dei "camerati" a qualsiasi gruppo che si rispecchi nell'identità nazionale italiana repubblicana e che manifesti per essa e le sue istituzioni.
Il "perbenismo" che si trova nell'artico deriva da questa condanna allo spirito politico e alle vecchie ideologie. Inoltre, almeno in Europa ed per certo in Italia, davanti alla legge un camerata sarà certo di non essere dalla parte della ragione o della giustizia italiana ma saprà ed accetterà di essere un outsider.
Le mie parole non vanno ad offendere nessuno nel dire giusto o sbagliato, semplicemente riporto quanto la nostra costituzione (nella quale mi riconsco) dice. Se poi qualcuno si offende, beh è la conseguenza di quando si prende la propria posizione; di sicuro per qualcuno sembrerà sbagliata ma è il prezzo da pagare quando si vuole dare un'opinione.
चिलीमा एउटा शक्तिशाली भूकम्प गएको छ। चिलिको इतिहासमा पचास वर्षपछि गएको त्यो भूकम्पमा अहिलेसम्म दर्जनौंको ज्यान गइसकेको छ। चिलिका राष्ट्रपति मिशेल बेशलेटले त्यो संख्या बढ्न सक्ने बताएकी छन्। उनले देशको मध्य क्षेत्रलाई आपतकालीन क्षेत्र घोषणा गर्दै मानिसहरुलाई शान्त रहन आग्रह गरेकी छन्। धक्का शनिवार विहान सवेरै ८.८ रेक्टर स्केलको भूकम्प...
Caro Giorgio, caro Aurelio (come va?),
penso che per un giornale sia non solo più corretto, ma anche doveroso prendere la propria posizione con articoli ben argomentati e dettagliati, che spiegano nel dettaglio come il progetto della Gelmini distrugga il futuro dell'istruzione italiana, piuttosto che dicendo in poche righe di editoriale da che parte stiamo. Noi, per quanto possibile (anche se forse non basta) lo abbiamo fatto e continueremo a farlo.
"Non avete mai visto la piazza" è una considerazione che lascia il tempo che trova - difatti è falsa. E, come giustamente ricorda Matilde, non c'è solo la piazza.
Il problema, dice lei, è che qualsiasi cosa si faccia, nessuno ascolta e nessuno ascolterà.
Io non ne sono convinto. Non penso basti unire studenti di ogni ideologia (e visto in questo modo, l'editoriale può sicuramente sembrare ingenuo o semplicistico - ma da lì a definirlo retorica revisionista che sdogana il fascismo ce ne passa).
Tuttavia, i concetti di protestare "tutti insieme" e "in modo nuovo" sono le chiavi di volta di una protesta che ottenga risposte. E non sono concetti banali come può sembrare a prima vista.
"Tutti insieme", per me, va al di là anche del colore politico; e se un fascista (dunque un criminale, poichè in italia è reato) vuole manifestare per il diritto all'istruzione, ritengo dovrebbe poterlo fare, come persona, lasciando a casa le proprie bandiere. Anche chi è in libertà vigilata, o in carcere, è un criminale; non lo faresti forse manifestare accanto a te?
Il discorso non deve essere limitato a questo, ma passa necessariamente per questo. Che siano presenti studenti, ricercatori e rettori, giovani e vecchi, italiani e stranieri, è ancora più importante ma non crea un problema per nessuno. Però le bandiere politiche sono quello che, ora come ora, più di ogni altra cosa ci impedisce di creare un "tutti insieme". E favorisce enormemente la strumentalizzazione.
[l'esempio di Aurelio sull'onda non calza: chi si porta il manganello non è "uno studente senza partito"]
Quanto al "modo nuovo", c'è chi protesta anche in mutande e non viene ascoltato. Vero. Ma la chiave va cercata; la protesta non deve solo essere narrata in un modo diverso, deve essere anche rappresentata diversamente. Un popolo con le mani legate dietro la schiena e un fiore tra i denti che marcia sul Quirinale? 10.000 persone in fila per uno a forzare pacificamente l'entrata e farsi colpire sul capo chino dalle guardie? Non la so certo io la risposta, ma credo esista. Pacifismo o violenza è una delle opzioni chiave, e in effetti mi sarebbe piaciuto che la sviscerassimo di più.
Credo che la riforma potesse essere fermata.
Ad ogni modo, la protesta si è evoluta in molte direzioni interessanti, che meritano la pena di essere seguite. Spero che riusciremo a farlo come giornale, spero che voi come lettori - dunque parte di Faber - possiate aiutarci a tenerci aggiornati, a fare informazione, portare testimonianze e proposte.
Se partecipate, fate partecipare. Scriveteci e tenteremo di tener vive le idee, o almeno dargli un po' di voce.
tra parentesi, parlando di Gelmini:
http://www.repubblica.it/scuola/2011/02/09/news/supplenti_graduatorie_nel_caos_la_consulta_boccia_la_gelmini-12265484/?ref=HREC1-4
Risposta a Nico.
Non ho mai visto un giornale fare critiche di una sua mancanza a chi di quella redazione non fa parte per non aver inviato materiale su un tema perché i venti redattori non se ne erano occupati. Mi immagino Repubblica accusata di non parlare di un argomento di grande importanza che si giustifica dicendo: "nessun lettore ci ha scritto niente, se no lo avremmo pubblicato". Se poi devo fingere di credere sul serio che ciò sia possibile rispondo che, è vero, io ho passato un anno e mezzo dentro Faber. Un anno e mezzo in cui ho cercato in tutti i modi, inascoltato, di proporre modalità di lavoro diverse (lavori di gruppo, meno numeri e più approfonditi) per poter affrontare argomenti spinosi in maniera approfondita, originale e critica. Uno di questi argomenti poteva essere la riforma Gelmini. Nonostante questo, ricordo che il sottoscritto ha contribuito a scrivere l'unico articolo apparso su Faber in cui si parlava del merito della riforma (numero di Novembre, articolo di Faber Bologna).
Non ho mai detto che i comunicati siano stati citati a sproposito. Ho detto che è stato ridicolo citare "solo" quei comunicati che non rendono per niente l'idea della galassia di sigle, associazioni, categorie accademiche, collettivi, singoli studenti, ricercatori, cittadini che hanno partecipato a una protesta non perché compagni o camerati ma perché contrari alla riforma.
"Sono stralci di due tra i tanti comunicati contro la riforma Gelmini. Il primo è stato scritto da “Fuori Controllo” collettivo di estrema sinistra di scienze politiche.
Il secondo invece è di lotta studentesca movimento giovanile vicino a Forza Nuova, partito di estrema destra.
Comunicati simili di realtà agli antipodi."
A casa mia questo è accomunare. I due gruppi sono messi sullo stesso piano, perché poi non ci sono distinguo, evidentemente è stato "banalizzato così tanto".
Quanto al perbenismo, è singolare che in manifestazioni in tutta Italia cui hanno partecipato migliaia di persone, anche con forme molto innovative e "bucanti lo schermo" (come i libri-scudo e, a margine dei cortei, occupazioni di monumenti, letture sui binari, oltre che molti e seri laboratori formativi e auto-formativi), si sia focalizzato l'attenzione su uova, bombolette spray, vecchi slogan e "Palestina libera!". Se è per questo secondo me si sono verificati episodi anche molto peggiori di questi. Ma citare solo i lati negativi nel primo articolo apparso sul tema vuol dire essere davvero un po' in malafede..
Riguardo all'interrogativo posto ("Quanto avrebbe “bucato” lo schermo veder sfilare “compagni” e “camerati” e studenti senza partito dietro il medesimo striscione?"), non lo trovo né giusto né sbagliato, lo trovo solo stupido. Penso che niente possa essere di minor interesse, parlando di riforma Gelmini, della questione compagni-camerati insieme sì, o compagni-camerati insieme no.
Concentrarsi su questo vuol dire essere fuori dal mondo e parlare d'altro. Essere innovativi nei metodi di lotta e protesta, che invece è una questione che mi sta molto più a cuore, non c'entra niente con questo.
Ovviamente sono contro uova e vandalismo, e ogni volta che vedo atti di violenza in un corteo, mi oppongo apertamente e spesso mi becco anche tanti insulti per questo. Dico solo che se a volte queste cose possono essere solo gesti stupidi di invasati, altre volte (come in parte a Roma), possono essere l'espressione di un disagio reale; è per questo che sono contro i giudizi affrettati calati dall'alto.
Quando dici "La riforma adesso ce l'abbiamo. Magari mi sbaglio...", fai solo una facile provocazione. Ognuno di noi sceglie le sue modalità nel portare avanti le proprie battaglie, chi con atteggiamento costruttivo dentro al movimento, chi a margine con l'informazione ecc. Ogni cosa che si possa fare è degno di nota, evidentemente se la riforma è passata è anche perché qualcuno, nelle modalità che ha scelto, non ha portato il suo contributo. A parte che concordo con la mati quando dice che la riforma sarebbe passata comunque..
Concludo dicendo a Sarcio che non l'ho accusato di essere fascista, dico solo che ingenuamente è caduto in un tranello che denota quanto la subalternità alla cultura del revisionismo è entrato nelle corde di tutti gli italiani, anche quelli più seri, impegnati e che col fascismo non hanno nulla a che fare.
Sono comunque contento che finalmente si sia scatenato un vero dibattito e accetto con gioia il suggerimento di Nico "Non la so certo io la risposta, ma credo esista. Pacifismo o violenza è una delle opzioni chiave, e in effetti mi sarebbe piaciuto che la sviscerassimo di più".
Scusate la consueta logorrea
Tato
Mi scuso con tutti gli utenti del sito per aver alimentato il dibattito rispondendo a questioni personali da affrontare non certo in questa sede.
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