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UNA SERATA FUMANTE PER LE STRADE DI MILANO.

December 27th, 2010 |  Published in Racconti&Poesie, Storie al cioccolato  |  1 Comment

Questa volta me la levo. La voglia intendo. Ho voglia di una storia. Ma non una bella favola né un romanzo impegnato, bensì una storia senza punteggiature né pause, una storia contorta, aritmica, che non si può trovare sui libri. Voglio un narratore, e la strada come salotto.

Milano è piena di storie da raccogliere, anche se non è facilissimo scovarle tra il rumore e la frenesia di tutti i giorni. C’è, però, un piccolo trucco: due bei termos di cioccolata bollente e un centinaio di bicchieri di plastica. Che la caccia alla storia cominci!

Stazione FS Greco Pirelli, quartiere Bicocca.

Venerdì 12 Novembre 2010, ore 20.00

Angeli e treni

Tra le otto e le otto, mattutine e vespertine, la Terra fa mezzo giro intorno al suo asse, il sole bacia il bel paese e le banchine delle stazioni brulicano di un’incessante attività. Anche qui è finita la giornata, la gente arriva di corsa, guarda l’orologio, guarda i binari. Le risate e le chiacchiere si perdono tra gli annunci dell’altoparlante e lo stridio dei freni. “Speriamo non arrivi in ritardo anche oggi”, “Ti piace la mia nuova Samsonite?”.

Baci, mani che si stringono, trolley che si scontrano, immense valigie caricate su vagoni strapieni. La cassiera chiude il registratore di cassa, mi guarda storto e mi passa accanto portandosi dietro l’odore di buffet da stazione. “Guardi che qua chiudiamo, se vuole il riscaldamento vada in sala d’attesa”. Sulle banchine ormai solo un gruppetto di studenti silenziosi aspettano. Il treno arriva, sussulta, esita, riparte. Rimaniamo solo in tre: io, M. e l’odore dell’attesa che si è consumata, come alla fine di un grande concerto. M. è un angelo in borghese. E’ stato lui a suggerirmi di venire qua a barattare cioccolata con storie. E un bravo City Angel che sa fare il suo mestiere non manderebbe mai una ragazza in giro da sola. Ecco perché M. stasera non verrà a meno al suo ruolo e mi farà da angelo custode.

Si spengono alcune luci, l’aria si fa più fredda; scende la nebbia, e arrivano loro: Ina, Antonello, Nadia, Tito, Mohamed. Italiani e migranti. Non sono pendolari, non devono tornare a casa. La casa non l’hanno, e questa notte dormono qui. Questa notte, domani chissà. “ La mia vita è ora, adesso, proprio qui mentre parlo con te. È una cosa che devi imparare se stai per strada, perché questa cambia sempre, non ti puoi attaccare troppo alle cose”. Mohamed è marocchino ma non lo capisci se non ti dice il nome: parla svelto con voce roca e vocali aperte, ti prende per il culo, gesticola e sposta il peso da una gamba all’altra, braghe larghe e Nike aperte. Con lui Tito, egiziano, capelli laccati, “sciarpetta annodata che fa elegante, jeans che fa sportivo” come dice lui, sorriso da bimbo incorniciato in un viso da adulto. In effetti, ventuno anni li compirà a Marzo. Tito e Mohamed sono una bella coppia, sembrano Cip&Ciop: sono in strada dall’aprile 2009, nel maggio dello stesso anno si sono trovati e non si sono più lasciati. Tengono piazza mentre rollano sigarette e ridono forte. “Secondo me non hai abbastanza cioccolata per tutte le storie che ti possiamo raccontare”. Accetto la sfida. Mohamed: “Comincio io. Ogni giorno della mia vita maledico il poliziotto che mi ha fatto salire su quella nave per 20 euro”. La storia, mi stupisce, non è clandestina. Arriva in Italia a sedici anni da solo (“Non sapevo niente”, ripete più volte con un ghigno amaro) e alla maggiore età riesce ad avere il permesso di soggiorno perché studia al Centro di Formazione Professionale dei Salesiani a Sesto San Giovanni: mattina italiano e pomeriggio operatore meccanico. Adesso ha ventotto anni e lavora tramite cooperativa come tornitore e fresatore. “Non ne trovi tanti come me, metto qualità nel mio lavoro. Persino il mio Capo che è un leghista mi vuole bene. Però lavoro solo quattro mesi l’anno sotto contratto, ma senza assicurazione né Inps”.

Gli altri fin ora hanno per lo più ascoltato, tenendo mento e bocca ben infilati sotto le sciarpe e la cioccolata calda tra le mani, ma quando c’è da insultare una qualche istituzione non si fanno pregare: “ E non solo noi stranieri siamo trattati così”, dice Nadia, brasiliana, in strada da un anno “ Sono in Italia da ventuno anni, e per quindici sono stata socia di qualche Cooperativa: è pieno d’italiani che sono assunti e mandati a casa, non per una ma per due, dieci, trenta volte, magari con intervalli di mesi in cui questi non possono cercarsi un altro lavoro e vanno a vivere per strada.”

Il discorso, continuando su quest’onda di aggressività, verte sulle Mense dei poveri. C’è chi per mangiare “una pasta fatta per bene” prende il treno e va a Pavia, o addirittura a Brescia. Senza biglietto. “Ovviamente” dice Tito, “ma ne vale la pena”. Ho l’impressione che il condimento speciale sia la voglia di fare qualcosa di diverso. Si alzano tutti di colpo: è arrivata l’unità mobile dei City Angels, che distribuiscono panini, the caldo, qualche coperta. “Non è rimasto molto, in Centrale c’è stato l’assalto”. Poco male, due chiacchiere si scambiano sempre. Lamp, Lioness e gli altri angeli con strani nomi in codice conoscono gli utenti(i senzatetto) uno per uno e ci scherzano. “Ci insegnano a regalare un sorriso a tutti. Fondamentale ricordarsi i nomi: nel momento in cui presti loro attenzione, gli stai ricordando che sono persone”, spiega M. Certo, non è sempre facile. In Centrale per esempio è sempre peggio. “Chi vuole rimanere pulito deve scappare da lì. Dovrebbero fare pulizia generale” conferma Mohamed, che quando non lavora va in Stazione come volontario del SOS, Centro d’Ascolto della Fondazione Exodus.

I City vanno a Lambrate col poco che rimane, Tito e Mohamed insistono per portarci a casa loro. “Alla Stazione veniamo per scambiare quattro chiacchiere e prendere le cose dai City, ma non ci dormiamo”. Si sono ricavati un angolino tra gli edifici dell’università, e vi hanno trasportato un enorme materasso, dei carrelli, un tappeto, perfino dei contenitori per la raccolta differenziata. “Quando finisce la giornata, torniamo qui e stiamo tranquilli, parliamo dei fatti nostri e possiamo pensare con tutta tranquillità”. Sono sbalordita. M. resta con i piedi per terra. “La storia che ti raccontano gli utenti è quella che ti vogliono far sapere, la loro versione dei fatti”. In effetti più si va nello specifico e più tendono a sviare. Verità o meno, prendere o lasciare. Salgo in macchina, saluto, chiudo la portiera e Mohamed mi chiede di abbassare il finestrino “Scrivi anche questo sul tuo giornale: la gente in strada si dimentica che nella vita bisogna avere un obiettivo. Io ne ho uno, per questo sto bene di testa.”

Lo scriverò Mohamed. Che sia di monito anche a chi stasera tornerà a casa, chiuderà a chiave la porta e si sentirà, ancora una volta, in trappola.

A cura di Cecilia Foschi

Una cioccolata calda in cambio di una storia. Il progetto nasce dall’idea di baratto, di economia del dono: ottenere quello che si desidera dando in cambio qualcosa che ha un certo valore personale. La preparazione della cioccolata è un momento importante tanto quanto il racconto della storia, poiché è svolta con la massima cura. Lo scambio è dunque mutuale, basato sul valre d’uso, di utilità, in contrapposizione al valore commerciale, di mercato. Ma la questione va oltre le logiche economiche: il desiderio di vivere la strada, di scoprire come viene vissuta in una città come milano che sembra vivere solo all’interno, è stato la molla che ha fatto scattare il tutto. perchè la cioccolata? Perché è buona, scalda anima e corpo, scioglie la lingua, aumenta le percezioni sensoriali e induce euforia. Così viene a crearsi un clima allegro, di complicità, che permette di condividere, in poco tempo e in modo intenso, una serata fatta di sguardi, risate, emozioni e, ovviamente, di tante, tante storie!

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1 comment so far ↓

#1 Maddalena on 04.15.11 at 10:09 pm

Brava Cecilia!
Sfidando pregiudizi hai scritto una storia vera in cambio di una cioccolata, simbolo di amicizia.
Una storia sentita e scritta da chi va oltre alla propria cecità, non guardando solo con gli occhi.
Ti distingui dai tanti per i quali la vita scorre come per inerzia, con fiducia in te stessa, nelle tue forze e nelle tue potenzialità.
Maddalena Colombo Savorana

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