LA BANDA DELL’ORTICA
December 26th, 2010 | Published in Cronaca&Città, Illegalità&Mafie | 2 Comments
PERCHÉ ANCHE A MILANO LA MAFIA CHIEDE IL PIZZO
Un noto quotidiano nazionale, “Il Giornale”, ha appena lanciato una campagna - con tanto di raccolta di firme - per affermare che “il Nord non è mafioso. Non è vero che [...] ospiti in Padania i rappresentanti delle cosche”, e che le affermazioni di Roberto Saviano sulla presenza della ‘Ndrangheta in Lombardia siano “accuse gratuite”.
Pur avendo la certezza che un periodico di siffatta importanza parli con cognizione di causa, qualche perplessità sorge, perché proprio a Milano, un mese fa, saltò fuori l’ennesimo caso di intimidazione ed estorsione mafiosa. Abbiamo dunque incontrato i protagonisti della vicenda: quel che segue è la loro storia.
Quartiere dell’Ortica, Milano - È giugno. Siamo in periferia, vicino a Lambrate, in una zona che non è certo delle più ridenti. Per ridare un po’ di vitalità al quartiere, alcuni commercianti della zona, seduti al tavolino di un bar, decidono di rimettere in piedi la Festa dell’Ortica, abbandonata ormai da anni. Il passaparola è rapido, e presto si forma un comitato organizzativo di volontari che coinvolge una cinquantina di persone (persino il parroco!). Data fissata dell’evento: 1-2-3 ottobre. Vengono invitate tutte le parti politiche, Provincia e Comune concedono il patrocinio. Il progetto si sviluppa sulle ali dell’entusiasmo e si aggregano sempre più commercianti, associazioni, cittadini.
«A ciascuno viene affidato un compito - ci spiega Mauro Lattuada, uno dei tre responsabili della festa (insieme a Luca Sassatelli e Giovanni Lanzetti) - chi si occupa dei musicisti, chi degli stand, chi della pulizia e via dicendo. Tutto questo è pubblico, in quanto viene creato un gruppo su Facebook per la gestione dell’evento. La trasparenza quindi è massima.”
NUOVE AMICIZIE
Un bel giorno di metà agosto, entrano in scena due robusti motociclisti con l’aria da “duri”; si presentano come intestatari di una società che fa sicurezza per eventi, e si offrono di collaborare alla realizzazione della festa badando alla cura dei palchi e degli stand durante le notti. In cambio chiedono unicamente uno spazio per poter esporre delle moto in via Cima. Nella successiva riunione del comitato i “Due” (così li chiameremo da ora in avanti) si offrono addirittura di procurare palchi e impianti, poiché è un settore che conoscono bene.
«Passano i giorni, passano i giorni, ma i documenti che questi due dovevano presentarci (dimensione dei palchi, volumi etc.) per richiedere i permessi in Comune non arrivano. I loro discorsi sono sempre più vaghi e scompare la parola “gratis”, sostituita da un “dover giustificare i costi”. Questa cosa incuriosisce Mauro, che li interroga sull’argomento. «La loro risposta è di non preoccuparmi: coi profitti che realizzeranno attirando ristoratori e negozianti in via Cima si ripagheranno da sé e non chiederanno una lira al comitato, anzi, condivideranno i guadagni. Basta che gli firmiamo un mandato in cui garantiamo loro libertà di organizzare il lavoro in via Cima, sostenendo le spese necessarie.”
Mauro, insospettito dai discorsi di facili guadagni per una festa di quartiere, chiede un preventivo. Dopo varie insistenze alla fine il preventivo viene presentato, nell’esorbitante cifra di 14.000€.
«È un preventivo solo di numeri, perché tanto non vi facciamo pagare nulla; quei soldi li recuperiamo dall’evento e non ve li chiederemo indietro mai”, dicono loro, ma il comitato non si fa convincere. Per la festa il budget è molto più limitato, quindi arrivederci e grazie. Il comitato contatta una ditta che si occupa (per davvero) di palchi, la quale in poche ore fornisce tutti i dati e i preventivi, in modo da poter avere i permessi. Sembrerebbe finita qui. E invece...
LA FACCENDA SI COMPLICA
I due personaggi non si danno affatto per vinti. «In quei giorni (siamo a metà settembre, ndr) loro, approfittando di una mia assenza lavorativa, organizzano una riunione in quartiere col parroco, le associazioni e tutti quanti, spacciandosi come delegati alla gestione dell’evento in via Cima.”
Ciò che interessa realmente, più dei soldi forse, è l’organizzazione della festa. L’immagine di affidabilità e sicurezza che ne ricaverebbero è il lasciapassare ideale per instaurare legami stabili nel quartiere e conquistare il territorio. Arrivano addirittura a proporre al parroco di partecipare con loro a una convention sulle droghe tra i giovani.
«Dopodiché i nostri due amici vanno in Comune, per vedere a che punto è la nostra pratica. La cosa interessante è che loro, non avendo alcun titolo per richiedere la misura, fanno firmare le carte a Luca Sassatelli (l’altro responsabile della festa).”
Esisteva un accordo nella direzione del comitato, stabilito quando cominciarono gli screzi coi Due: Mauro era “lo sbirro cattivo”, Luca quello buono. In questo modo poteva continuare ad avere contatti con loro e tenerli sott’occhio. Luca finge quindi, per tenere calme le acque, di firmare la richiesta senza darci troppa importanza.
L’idea però che si stiano muovendo in Comune per conto loro è preoccupante. La conversazione che ne segue, tra Mauro e uno dei Due, lo è ancora di più.
«“Non sono cazzi tuoi con chi parlo in Comune” mi risponde, e mette giù. Poi mi richiama e la telefonata che fa sembra tratta fuori da un film o da un libro di Maurizio de Cataldo.
“Tu adesso stai zitto e mi ascolti, che ti devo spiegare una cosa. La tua pratica adesso è bloccata e non riuscirai a metterla a posto in tempo per la festa. Noi però abbiamo dei contatti politici importanti e possiamo risolverti tutto. Abbiamo deciso di farti questo favore, che tu voglia o non voglia. Il regalo è un pacchetto completo, che va dalla sicurezza agli impianti, agli enti che parteciperanno ai guadagni che si faranno, fino all’ultimo permesso necessario per realizzare la festa e che io posso avere senza problemi. Giovedì (16 settembre, ndr) ci vediamo e tu avrai tutto pronto: puoi scegliere di accettarlo, e a quel punto saremo tutti felici, o di andartene per la tua strada. Ma a quel punto avrai immediatamente conseguenze civili, penali e anche personali. Fatti i tuoi conti.” e chiude la telefonata.»
CONTROMISURE
Saputo dunque che i Due hanno agganci sufficienti a bloccare le pratiche i tre del comitato decidono di prendere le loro contromisure. Si presentano all’appuntamento fissato per giovedì e lo registrano di nascosto. Durante l’incontro le minacce vengono reiterate, e anzi: «Ci viene detto - racconta Mauro - che se non accettiamo di collaborare non faremo la festa. Loro però la faranno comunque, - stessi giorni e stesso posto, senza di noi - perché saranno gli unici ad avere i permessi. Non possiamo farci niente: sono intenzionati ad imporre la loro presenza nel quartiere e hanno i mezzi per farlo. Fanno nomi e cognomi di politici e impiegati comunali che lavorano con loro o per loro: persino un assessore”.
Quel che loro annunciano accade: in effetti il giorno seguente Lattuada, Sassatelli e Lanzetti si recano in Comune e scoprono che le pratiche sono state visionate e manomesse da persone che formalmente non avevano titolo per accedervi. Nel frattempo però essi si sono rivolti alla polizia, che adesso li segue in borghese.
Il livello dello scontro si alza: il comitato, oltre alla polizia, chiede l’intervento delle istituzioni in difesa della festa, poiché la patrocinano. Alcuni consiglieri comunali e in particolare Manfredi Palmeri (presidente del consiglio) si interessano alla questione, studiano il caso e si rendono conto che non vi è motivo per non concedere i permessi. Così la festa dell’Ortica si riesce in extremis a organizzare - scortata dalle forze dell’ordine - ed è un successo. I Due, nel frattempo indagati, non realizzano la millantata contro-festa ma chiedono comunque un risarcimento di 30.000€ al comitato, per spese organizzative. Pochi giorni dopo l’automobile di Lanzetti viene trovata con i vetri sfondati.
A quel punto vengono coinvolti anche i media e la faccenda diventa di pubblico dominio.
A HAPPY ENDING?
Al giorno d’oggi la vicenda non è ancora conclusa, ma le indagini sono andate avanti arrivando a coinvolgere pure alcuni impiegati comunali.
Intorno al caso della Banda dell’Ortica si è creato un po’ di clamore, e questo ha fatto sì che venissero fuori altri casi di estorsione e minacce da parte dei medesimi soggetti.
Tuttavia quello che ci sembra importante sottolineare non è tanto il lieto fine, o presunto tale, della vicenda. È importante capire che situazioni come queste sono all’ordine del giorno a Milano come nel resto della Lombardia. Il metodo di infiltrazione del territorio non è la rivoltella ma l’inganno; e il tutto viene fatto cercando di suscitare il minor clamore possibile, così che ai comuni cittadini i mafiosi appaiano solo come simpatici e volenterosi abitanti del quartiere.
“ABBIAMO AVUTO LA SFORTUNA DI IMBATTERCI IN PERSONE CHE SONO ABITUATE A FARE QUESTO TIPO DI AZIONI, PROBABILMENTE ERA PIÙ FACILE E PRODUTTIVO ACCETTARE LA LORO PROPOSTA PIUTTOSTO CHE OPPORSI, MA NON SIAMO ABITUATI A SEGUIRE LE STRADE PIÙ SEMPLICI. ABBIAMO SCELTO DI NON SCENDERE A COMPROMESSI, ED INVITIAMO TUTTI A FARE ALTRETTANTO”.
Foto di Giovanni Trabucco
About the author
Nato a Milano il 27 aprile 1988. È diplomato presso il liceo classico Tito Livio di Milano e studente di Economia e Scienze Sociali all'Università Bocconi.
Email Nicolò Cambiaso Erizzo | View all posts by




















2 comments ↓
E bravo Nicolò, bell'articolo, molto interessante!
grazie, grazie mille!
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