“Sanatoria truffa”
December 10th, 2010 | Published in Arte&Cultura, Conflitti&Immigrazione, Cronaca&Città, Economia&Politica, Giovani&Divertimento, Illegalità&Mafie, Società&Religione
“SANATORIA TRUFFA”
Sulla torre: la protesta degli stranieri immigrati
Domenica 21 novembre. Non dev'essere stato certo un compleanno normale, quello di Diego.
Non tanto perché passato lontano dal padre: in fondo, può capitare che un papà non ci sia alla festa del figlio, anche se si tratta del primo compleanno. No, non è una questione di lontananza. È una questione di altezza. Sì, perché Diego è un bambino argentino, e suo padre, Marcelo, non ha potuto fargli fotografie, o regalargli un peluche, perché sta combattendo su una torre. Sta combattendo su una torre di Milano, in via Imbonati 49. Su quella che una volta era il laboratorio farmaceutico Carlo Erba, ed oggi è soltanto una trincea, sospesa tra la terra e il cielo. Una trincea su cui alcuni immigrati affrontano un battaglia, probabilmente persa in partenza, contro avversari più grandi di loro: il Governo italiano e il clima invernale.
Tutto è iniziato il 5 novembre, quando nove immigrati sono saliti sulla torre. Il giorno dopo, quattro sono scesi; lunedì 15 novembre, ne sono scesi altri due, che sono scappati per evitare di essere riconosciuti e portati nel Centro di Identificazione ed Espulsione di via Corelli.
Sono rimasti in tre: oltre a Marcelo, un marocchino e un egiziano, che non vogliono dire chi sono. Mentre Marcelo, infatti, è a posto con i documenti, gli altri due non lo sono.
Ma perché sono saliti sulla torre? Ci aiuta a capirlo Jorge Carazas, portavoce del Comitato immigrati di Milano: “I mass media ci hanno ignorato quando denunciavamo la sanatoria truffa, per questo abbiamo occupato la torre, appoggiando gli immigrati sulla gru di Brescia”.
La sanatoria di cui parla è quella approvata dal Governo nel settembre 2009: essa permetteva ai datori di lavoro di regolarizzare colf e badanti che, al 30 giugno 2009, occupavano alle loro dipendenze da almeno tre mesi. Prima della dichiarazione di emersione il datore di lavoro avrebbe dovuto versare 500 euro con l'apposito modulo F24.
Carazas ci spiega che essa ha creato un problema su “più livelli”. Innanzitutto il fatto che “muratori, falegnami, braccianti ed altri lavoratori clandestini, sono rimasti fuori”. Questi lavoratori “sono stati costretti, per disperazione, ad uscire da una clandestinità non voluta, non scelta”. È così che “sono finiti nelle mani dei truffatori”. Ma come agivano questi criminali? “Offrivano un contratto di lavoro in cambio di 3000, 4000 addirittura 10000 euro”. Moltissimi clandestini hanno accettato “e, oltre a quelle cifre, hanno pure versato i 500 euro iniziali della sanatoria, più 750 euro ogni tre mesi di importi all'IMPS a fondo perduto, non rimborsabili”. Insomma, “truffati due volte: anche dallo Stato!”.
Il Comitato, quindi, ha elaborato una serie di richieste da porre all'attenzione del governo, come si legge in uno dei volantini distribuiti nel presidio organizzato sotto la torre:
- il rilascio del permesso di soggiorno per chi ha subito la “sanatoria truffa”;
- il prolungamento del permesso di soggiorno per chi, data la crisi economica, avendo perso il lavoro sta per tornare clandestino;
- il rilascio del permesso di soggiorno per chi denuncia il datore di lavoro in nero o lo sfruttamento del lavoro (l'Italia deve ancora approvare la circolare del UE che prescrive questa norma);
- l'emanazione di una legge che garantisca il diritto di asilo;
- il riconoscimento del diritto di voto per chi vive in Italia da almeno 5 anni;
- il riconoscimento della cittadinanza per chi nasce o cresce in Italia.

Una delle questioni che gli immigrati ci tengono a sottolineare, è che loro non richiedono soltanto diritti, ma anche doveri.
Diritti e doveri, è per questo che combatte Marcelo: in fondo, come regalo di compleanno, è molto meglio di un peluche.
Matteo Legnani e Orlando Vuono
About the author
Nato a Pieve di Cadore (BL) l'11 ottobre 1990. Studente di Scienze Politiche presso l'Università Statale di Milano.
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