FESTA DELLA LIBERTÀ
November 20th, 2010 | Published in Articoli, Cronaca&Città
LA LIBERTÀ É SICUREZZA
Milano, Castello Sforzesco, lunedì 27 settembre.
Alla festa del Partito dell’amore c’è clima di tensione. La locuzione Festa della Libertà lascia supporre che tutti siano benvenuti. Il vigile, che presidia l’entrata, non sembra dello stesso avviso e ci avverte: «La festa è aperta: aperta quasi a tutti». Chi porta lunghe barbe sospette, o equivoche magliette rosse, non deve fare altro che esibire i documenti e attendere il lasciapassare della questura. Per chi non è tradito dal look, l’intera procedura non è necessaria.
Superati i pregiudizi estetici, ci accomodiamo a metà sala.
Notiamo subito che la nostra presenza è determinante nell’abbassare l’età media del pubblico, non proprio giovane, e questo, lo ammettiamo, ci fa sentire importanti.
Ma gli uomini della security, probabilmente, non condividono la nostra impressione e, dopo averci esaminato come si esamina un alieno, uno di loro, dal profilo non troppo rassicurante, si avvicina chiedendo: «Ma avete votato Pdl? Beh, state attenti perché vi controlliamo e alla prima mossa sbagliata...» noi scherzando lo interrompiamo dicendo «Cosa fa? Ci spara» e lui, con tono inquietantemente serio, ci liquida rispondendo: «No. Ma quello è il passo successivo». Dopo questo simpatico colloquio con il funzionario, possiamo finalmente goderci il dibattito.
Mario Sechi, direttore del quotidiano Il Tempo, apre la discussione su: Immigrazione, cittadinanza, identità nazionale. Molti ospiti illustri, ma la somma di ospiti e pubblico non si avvicina, per difetto, alla somma di agenti, poliziotti e guardie del corpo.
L’onorevole Margherita Boniver, ex Psi, comincia con le buone notizie, rincuorando il popolo azzurro sulla legislazione, che «va benissimo, Fini a parte». Poi, però, si fa accigliata e lancia un ammonimento: «L’Italia non può essere paragonata ad un’associazione benefica». Non riusciamo a capire se il riferimento è agli stranieri immigrati o a Fini.
Il microfono passa al Ministro degli Esteri, Franco Frattini, che subito precisa: «Non è questione di essere buoni o cattivi se vogliamo escludere gli immigrati che delinquono». Il Ministro conclude spiegando che rientra tra i cinque punti del governo, occuparsi anche in generale di «una giustizia giusta, in cui i magistrati non fanno politica». Pare quindi seguire la linea di Vasco Rossi, quando canta “Buoni o cattivi, non è la fine: prima c’è il giusto o sbagliato da sopportare”.
L’europarlamentare Mario Mauro ritorna al tema della sicurezza. Con tono drammatico confessa di temere una cospirazione. Non si tratta, però, come pensano un po’ tutti gli spettatori, dei magistrati o dei comunisti. La cospirazione paventata da Mauro sarebbe tramata dai rom e dai sinti. E allora, dopo aver evidenziato che l’intero partito è animato da una spinta ideale cattolica, si interroga sui limiti che l’altruismo dovrebbe avere: «Perché con la nostra concezione di carità si deve sopportare che gli immigrati costruiscano uno Stato nello Stato?» La domanda retorica, pronunciata con la giusta enfasi, riesce a scuotere il pubblico, che si lascia andare a un lungo applauso.
Il grido di battaglia lo lancia la decisissima Roberta Agnelli, che scandisce parole nette e inequivocabili, lontane dal “politichese” degli altri partiti: «Ci dobbiamo ribellare a una guerra per i poveri a spese delle amministrazioni comunali!» I suoi eroi, spiega, sono il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e il Presidente della Repubblica francese, Nicolas Sarkozy.
Anche Daniela Santanchè sembra d’accordo: «Sarkozy ha fatto un passo avanti contro i Rom». Il sottosegretario nota che il nostro paese «non può raccogliere tutte le miserie del mondo». Continua: «Siamo solidali con gli immigrati, ma crediamo che la vera solidarietà consista nel fermare queste navi della morte, salvando così migliaia di vite umane». Sorvola sul destino che attende le navi respinte: le vite degli africani sono nelle mani della Libia di Gheddafi...Ribadendo poi che la nostra identità nazionale si fonda sui valori cattolici, la Santanchè sottolinea con vigore che nessun italiano «vuole un Paese in cui i nostri figli non potranno fare il presepe e cantare le canzoni di Natale». E il pubblico le regala un’ovazione.
L’incontro termina con qualche riflessione sul futuro amaro che attende Gianfranco Fini, nel caso in cui abbandoni Berlusconi. In particolare, il direttore Sechi domanda retoricamente se è possibile immaginare Fini accettato nel Partito Popolare Europeo.
Venerdì 1 Ottobre, ancora la questione sicurezza in un dibattito che ora riguarda Milano.
Il primo a pronunciarsi è Nicolò Mardegan. Il consigliere comunale punta l’attenzione sulle «zone franche di Milano, ovvero i centri sociali che insegnano il disprezzo delle regole». Tornando ai Rom, si chiede basito: perché non liberarsi davvero di queste persone «che vivono di espedienti e che ci insultano pure se neghiamo loro l’elemosina che pretendono?» Ma sì, che «vadano in Lussemburgo». Infatti, termina il consigliere: «la nostra politica è stata addirittura accettata da Sarkozy».
Prende poi la parola Romano La Russa. Dopo aver ricordato a tutti il suo impegno giovanile tra le fila della destra storica, l’assessore regionale alla Sicurezza lancia il suo motto preferito: «Tolleranza zero per chi non vuole essere tollerato!».
Mentre alla sinistra, chiosa l’assessore, «il tema sicurezza fa venire l’orticaria», la destra di grattacapi non ne ha: «Dove vanno non può essere un problema nostro», conclude.
Come se le posizioni della sinistra fossero così limpide: si va dal libero accesso propugnato dall’ala più estrema, alla recente proposta Veltroni di «migrazione selettiva», alla totale assenza di idee. Non appena il microfono passa all’uomo dei fatti, Riccardo De Corato, si alza al cielo un grido: «Via Triboniano!». L’analisi del vicesindaco di Milano è davvero energica. L’autore dei «346 sgomberi di Milano», sostiene che i problemi vanno affrontati a valle. Infatti «dal primo marzo la Romania entrerà nel trattato di Schengen» e se «arrivasse a Bucarest il segnale che diamo casa ai rom, ne arriverebbero milioni e non ce ne libereremmo più».
Poi De Corato dà i numeri: «Dei 10mila arrivati in città, ora ne rimangono solo 1.300. Seguiamo la direttiva del 2004 dell’Ue: chi ha reddito può restare». La città parla chiaro: «In via Imbonati vi è stato un aumento della popolazione straniera del 445%, ed in via Padova da 800 immigrati siamo arrivati a 20 mila». L’approccio scientifico del vicesindaco, quindi, spiega tutto: «Ecco perché è successo ciò che è successo».
A questo punto ce ne torniamo a casa. Con l’opuscolo in cui vengono elencati tutti i successi del governo, con un volantino di solidarietà verso il popolo Birmano (che vive sotto il comunismo) e con una maglietta a ricordarci che “L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio”, ci sentiamo davvero un po’ più sicuri.
di Matteo Legnani e Orlando Vuono
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Nato a Pieve di Cadore (BL) l'11 ottobre 1990. Studente di Scienze Politiche presso l'Università Statale di Milano.
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