GIOVANNI NUTI, LA VOCE DI ALDA MERINI
November 15th, 2010 | Published in Arte&Cultura, Recensioni&Critiche, Società&Religione | 1 Comment
Il livello culturale della musica leggera non sta vivendo un periodo felice. Il modello è quello dell'usa e getta, e i pezzi dei cantanti più in voga, nonostante la loro superficialità disarmante, conquistano le masse, vendono, scalano le classifiche, e il successo di una canzone è spesso direttamente proporzionale alla sua frivolezza.
In questo contesto è evidente perchè Giovanni Nuti è un clandestino. Non per i temi che tratta: spesso leggeri, in particolare l'amore, cosa che dovrebbe avvantaggiarlo. Ma non è così. Nuti è un semi-sconosciuto probabilmente perchè i suoi testi sono le poesie, di Alda Merini. C'est la vie...
Nuti nasce a Viareggio nel 1964. Inizia a studiare pianoforte da bambino, poi diventa maestro elementare. Ottiene anche una specializzazione in musicoterapia per i bambini portatori di handicap. Dopo aver insegnato a Sarzana mentre contemporaneamente studiava a Pisa, si trasferisce a Milano.
Tra il 1989 e il 1994 pubblica tre album: Al parco dei silenzi, Giovanni Nuti e Disordinatevi.
Tra i brani più considerevoli vi sono La ballata dell'acqua del mare, poesia di Federico Garcia Lorca, e soprattutto Tirate i sassi alla luna, sul conflitto israelo-palestinese. La versione live di quest'ultima, grazie alle armonie magiche dei violini, può essere a buon diritto considerata uno dei più grandi capolavori degli ultimi vent’anni.
Dopo aver collaborato con Enrico Ruggeri, Lucio Dalla, Roberto Vecchioni, Mango e Milva, Nuti viene folgorato dalla poesia di Alda Merini. I due si conoscono, e inizia il loro legame artistico e umano.
Nel 2005 pubblica l'album Poema della Croce, tratto dall'omonima opera della Merini, che l'anno seguente viene rappresentato nel Duomo di Milano: la poetessa vi interpreta il ruolo di Maria.
Nel 2007 esce Rasoi di seta, album che contiene 21 poesie, musicate con l'aiuto di 80 musicisti.
Il titolo rimanda ai ricordi dell’esperienza della Merini in manicomio, e ai rasoi usati a scopo suicidiario dagli internati.
Il tema dominante della raccolta è l'amore. I versi della Merini effondono un erotismo bollente, che, grazie all'alchimia con le musiche di Nuti, diventa vulcanico. Ciò è evidente in molte canzoni, per esempio in Gli inguini: “Gli inguini sono la forza dell'anima / un germoglio di foglie / da cui esce il seme di vivere. / Perdersi nella giungla dei sensi / asfaltare l'anima di veleno, / ma dagli inguini può germogliare Dio”. Oppure in Il grido, che comincia con “il mio sperma bevuto dalle sue labbra / era la comunione con la terra” e termina con “E non credevamo più in Dio, perché eravamo felici”.
Non si parla, però, solo d'amore. Il terzo brano, I poeti, si avvale della collaborazione di Simone Cristicchi. I poeti sono sia “contadini che portan la terra a Venere”, sia “una fede senza profeti”.
Un altro brano degno di nota è Prima di venire, poesia dedicata a Vincenzo Mollica: “Prima di venire / portami un grosso ditale / perché devo ricucirmi il cuore”.
Molti brani sono allegri e leggeri, come La zanzara e Le osterie.
E poi c'è il tema del manicomio che ha già reso famosa la Merini, affrontato in due brani. In La verza, dice “E quando raccontai a tutti / che al posto di una verza / io ho visto un giardino / mi hanno rinchiuso per sempre”. E soprattutto nella splendida Io come voi, canzone fra le più riuscite del disco: “Io come voi sono stato sorpreso / mentre rubavo la vita / Io come voi non sono stato ascoltato / e ho visto le sbarre del silenzio / crescermi intorno e strapparmi i capelli. / Io come voi mi son sentito togliere / i vestiti di dosso / e quando mi hanno dato in mano / la mia vergogna / ho mangiato vergogna / ogni giorno.” Il finale, poi rappresenta perfettamente la poetica e l'umanità della Merini: “Io come voi ho consumato l'amore da solo / lontano persino dal Cristo risorto. / Ma io come voi sono tornata alla scienza / del dolore dell'uomo, che è la scienza mia”.
Nel giugno del 2010, qualche mese dopo la morte di Alda Merini, esce Una piccola ape furibonda. Il brano che dà il titolo alla raccolta è un insieme di aforismi della poetessa, che tocca molti dei temi a lei cari: il manicomio e la pazzia: “Il mio letto è una zattera che corre verso il divino. / Si va in manicomio per imparare a morire. / Nessuno mi pettina bene come il vento. / La pazzia mi visita almeno due volte al giorno”; l'amore: “la nudità mi rinfresca l'anima / Ho avuto 36 amanti più iva”; la solitudine: “Illumino sempre gli altri / ma io rimango sempre al buio”.
Il disco contiene anche 10 poesie, di cui ben 8 inedite. Su tutte spicca Paura dei tuoi occhi, edita nel 1991 nella raccolta Vuoto d'amore: “e poi ancora paura / finché il mare sommerge / questa mia debole carne / e tu giaci sfinita / su me che divento spiaggia / e tu che diventi onda / che io percuoto e percuoto / con il mio remo d'amore”.
E anche Amore irripetibile: “Sull'ultima corda del tuo violino / avevo già appeso il mio amore, / pieno di robe vecchie. / Però in cima aveva una stella alpina. / Ti giuro, ho valicato mille montagne: / le stelle alpine Dio le pianta così in alto, / ma è così bello il rischio”.
Insomma, probabilmente Giovanni Nuti non scalerà mai le classifiche, soprattutto se si ostinerà a cantare poesie. Ma come diceva Alda: «quando hai la tua arte, non sei mai povero».
About the author
Nato a Pieve di Cadore (BL) l'11 ottobre 1990. Studente di Scienze Politiche presso l'Università Statale di Milano.
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1 comment so far ↓
Quanta verità c'è nelle tue parole caro Orlando...e in quanta pochezza si immerge la società.
Anch'io mi sento una clandestina nel mondo dell'Arte ma condivido appieno la frase di Alda Merini «quando hai la tua arte, non sei mai povero»...
Complimenti per questo tuo contributo alla cultura...dimostri ancora una volta la tua grande sensibilità.
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