Cinema: “La zona”
July 14th, 2010 | Published in Recensioni&Critiche
Recensione del film “La Zona”, regia di Rodrigo Plà, produzione Messico/Spagna, 2007

Un muro alto e fortificato, il “muro del benessere”, ricoperto da filo spinato e seminato di telecamere, circonda La Zona, un quartiere residenziale di Città del Messico.
Qui vivono i borghesi che vogliono un luogo più tranquillo, più pulito, più sicuro, dove far crescere in pace i loro figli.
Grazie al loro Statuto Speciale e a qualche mazzetta, riescono a tenere lontana la polizia, amministrando la propria sicurezza in modo autonomo, per evitare le complicazioni della burocrazia. Quando però tre ragazzi riescono a penetrare nel quartiere sperando di rubare qualcosa il sistema va in tilt.
I giovani ladri vengono sorpresi dalla signora che stanno rapinando e la uccidono. Due di essi vengono catturati dai vicini svegliati dall’allarme, mentre il più giovane, Miguel, di sedici anni, riesce a fuggire e si nasconde in una cantina. Viene scoperto da Alejandro, suo coetaneo, figlio dei padroni di casa, il quale decide di non denunciarlo ai genitori purché se ne vada. Nonostante il pericolo che corre gli offre cibo, cure per le ferite, acqua per lavarsi.
Allo stesso tempo ingenuo e coraggioso, egli sembra incarnare l’ultimo residuo di solidarietà umana; il senso dell’accoglienza e dell’asilo che ti impone di dare rifugio anche al tuo nemico.
Nel frattempo tutta La Zona si sta mobilitando per cercare il fuggitivo e farsi giustizia da sé.
I ragazzi non possono che seguire l’esempio dei più grandi. Un commissario tenta invano di riportare la giustizia ufficiale all’interno del quartiere; dovrà fare i conti con la corruzione della polizia di cui fa parte.
Quando la gente vede minacciata la propria tranquillità non c’è niente che la possa fermare. La paura è il sentimento più forte di tutti.
La Zona non è solo l’emblema dei forti contrasti sociali della capitale messicana; rappresenta l’intera società occidentale, pronta a tutto pur di difendere la ricchezza che il resto del mondo le invidia. Se per un incidente dovesse saltare la corrente e venir meno il sistema di allarme, come ci organizzeremmo? Quando è successo a New York l’11 settembre 2001, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno portato in Afghanistan una guerra che ancora oggi, nove anni dopo, fa strage di civili.
Come ci raccontava Michael Moore in Bowling for Colombine, la paura è l’arma più forte che il potere ha a disposizione. Piccole realtà desiderano rendersi autonome, mantenere il proprio benessere, non condividerlo con nessuno, evitare i problemi di un grande apparato statale. Se non c’è più fiducia nella pubblica sicurezza, ce la si organizza da soli; ed ecco le Ronde diffondersi in tutta Italia. Se il pericolo arriva dal Mediterraneo allora ecco il pugno duro contro l’immigrazione.
In un paese che va verso il federalismo è opportuno chiedersi dove stia il confine tra la propria dignità di autonomia locale e la propria responsabilità all’interno della nazione collettiva.
Matteo de Mojana
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Classe 1989, attore diplomato al Piccolo Teatro di Milano, iscritto alla facoltà di Filosofia presso l'Univesità degli Studi di Milano
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