Le città invivibili – II
January 14th, 2010 | Published in Racconti&Poesie
Del perché sia impossibile raccontare una storia partendo dal principio e giungendo alla conclusione.
Come nelle più belle tele dei grandi maestri astrattisti, linee di colore s’intrecciano sull’abbacinante bianco delle pietre esposte al rovente sole di mezzogiorno. L’arenaria chiarissima di cui sono lastricate le case, le vie e le piazze di Didone è continuamente spezzata da una variopinta ragnatela di cui non si riesce a trovare un inizio o una fine.
Una fangosa traccia marrone lasciata sul selciato da un carretto conduce al mercato, incrociando gialle piste di segatura davanti alle botteghe dei falegnami. Attraverso le colorate trame dei mille e uno fili da stendere appesi alle finestre, le donne affacciate dall’alto intravedono zigzaganti strisce di pittura turchese sgocciolata dal secchio di un artista distratto, mentre cerini arancioni brillano come gli occhi del nero serpente che il corteo funebre crea snodandosi per le contrade del borgo. Rosse impronte da assassino, petali rosa caduti da un fiore di sposa, la scia di fumo azzurrognolo che diffonde al suo passaggio un marinaio con la pipa. A Didone ogni uomo ha la sua colorata storia, ogni persona lascia la sua traccia mescolandola a quella di tutti gli altri.
Queste storie, a tratti rette a tratti più curve, sbilenche, con i loro intrecci, serpentine, spigoli e cambi di direzione rimangono in fondo pur sempre linee: ovvero insiemi infiniti di punti, innumerevoli incalcolabili fatti cose incontri casi e fortune della vita di cui è impossibile stabilire con certezza fine o principio. Non se ne puo’ seguire una, e una soltanto, sperando di afferrarne il senso: bisogna guardare l’intero disegno sulla tela.
Nicolò Cambiaso
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About the author
Nato a Milano il 27 aprile 1988. È diplomato presso il liceo classico Tito Livio di Milano e studente di Economia e Scienze Sociali all'Università Bocconi.
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